Russi
è un comune della provincia di Ravenna. Dista
17 km dal capoluogo, 17 km da Faenza, 20 km da Forlì,
40 km da Imola, 40 km da Cesena e 70 km da Rimini.
ETIMOLOGIA
Deriva dal termine latino russus (rosso), che indica
un particolare tipo di terreno (fundi russi, terre
rossicce).
DA VEDERE
Pievi di Santo Stefano in Tegurio e di San Pancrazio
– Site rispettivamente nella frazione di Godo
e di San Pancrazio, rappresentano splendidi esempi
di antica arte religiosa.
Villa romana (con annesso Museo) – Era una grande
fattoria a capo di un lotto di centuriazione romana.
Rimase attiva fino almeno al IV secolo d.C. Riscoperta
negli anni Cinquanta, oggi ne rimangono le fondamenta
e i pavimenti a mosaico.
Palazzo San Giacomo – Ubicato poco fuori le
porte cittadine. Al suo interno si conservano splendidi
affreschi a tema mitologico ed allegorico.
Architetture militari[modifica | modifica sorgente]
Rocca – Fortilizio trecentesco, voluto dalla
potente famiglia dei Da Polenta di Ravenna. Oggi ospita
raccolte museali.
MUSEI
Museo della vita contadina in Romagna (nella fraz.
San Pancrazio)
Museo dell'arredo contemporaneo
Raccolta di ceramica rustica romagnola e di campane
Raccolta etnologica Romagnola.
ENOGASTRONOMIA
I piatti tipici di Russi sono legati alla Fira (fiera)
dei sette dolori, e sono: cappelletti al ragù,
bel e cot con purè, canèna nova e ciambella[5].
Le tradizioni gastronomiche del luogo risalgono ai
primi insediamenti preromanici del III secolo d. C.,
e più recentemente si ricordano le cantine
del Palazzo San Giacomo, in cui veniva fatto riposare
il vino delle varietà Canena, Trebbiano e Uva
d'Oro.
FIRA D'I SETT DULUR
La Fîra d'i sett dulür (Fiera dei sette
dolori) è la più antica sagra della
provincia di Ravenna. risale, infatti, al XVII secolo,
ed era legata all'ordine dei frati Serviti in quel
tempo presenti a Russi. Celebrava la Madonna dei sette
dolori e venne istituzionalizzata da Innocenzo XI
nel 1688. Si svolge nella terza settimana di settembre
e presenta un'ampia offerta di eventi musicali e culturali
nonché appuntamenti gastronomici, con piatti
tipici della romagna, nella fattispecie cappelletti,
nell'occasione conditi al ragù, bel e cot,
sorta di cotechino o insaccato di maiale che ha ricevuto
la denominazione di prodotto regionale, servito su
fette di pane fragrante, il tutto annaffiato dal vino
Canèna Nova. Il Canèna è un vino
novello di prima spremitura, quasi una sorta di mosto
fatto con uve di cui si andava perdendo la coltivazione;
è aspro ma con un retrogusto dolce tipico del
mosto appena spillato; si accompagna in maniera ideale
al bel e cot. La festa venne ripristinata, dopo essere
stata sospesa nel 1798 su editto di Napoleone Bonaparte,
solo nel 1815, con il ritorno della Romagna sotto
l'egida pontificia. A quel tempo, la festa era solo
religiosa e consisteva in una processione ed una questua
che serviva a supportare le spese. Nel 1861 il comune
riconobbe la Confraternita dei 7 dolori, disponendo
che la festa si tenesse nella terza domenica di settembre.
Contestualmente gli esercizi di arti e mestieri iniziarono
a beneficiare della del passaggio della festa religiosa
e fiera di paese. In considerazione di ciò,
nel 1871 la festa cambiò nome divenendo Fiera
di bestiame detta dell'Addolorata. La fiera di bestiame
e si svolgeva nel Foro Boario. Nel 1877 la festa si
sviluppò ulteriormente tanto che venne istituito
un treno speciale da Ravenna che portasse visitatori
ad assistere alla corsa dei cavalli berberi e agli
spettacoli pirotecnici con i fuochi di artificio.
Dopo la sospensione per la prima guerra mondiale venne
istituito nell'ambito della fiera il luna park con
giostre e tirasegni. Alla fine della seconda guerra
mondiale la festa ha avuto un ulteriore miglioramento
ed ha cambiato ancora nome da Fiera dell'Addolorata
a Fira di set dulur. Ad arricchire la parte spettacolare
si è iniziato a rappresentare grandi opere
ed operette all'interno del teatro, mentre hanno continuato
a tenersi le corse di cavalli berberi e la mostra
del bestiame che è stata soppressa dagli anni
ottanta. La Fira continua comunque ad essere un'attrazione
del paese che nei giorni del suo svolgimento si veste
a festa. Cantastorie provenienti da ogni regione d'Italia
animano la scena e la domenica sera ed il lunedì
ci sono i fuochi artificiali che attirano persone
da ogni parte della provincia (interessate in particolare
a la girandola e ai fuochi sui pali).
LA CANTA D'ROSS
A Russi e alla Fira di sétt dulur è
dedicata anche la canzone in dialetto romagnolo che
appartiene alla tradizione popolare La canta d' Ross
(La canzone di Russi).
LIBRI MAI VISTI
A Russi si tiene l'annuale mostra dei Libri mai mai
visti, organizzata dall'associazione locale VACA VAri
Cervelli Associati. La mostra presenta le opere migliori
di una sorta di concorso di bellezza dell'assurdo,
a cui possono partecipare libri realizzati in materiali
improbabili, o a partire da un'idea curiosa, o contenenti
storie raccontate per materiali, disegni e parole
difficilmente commercializzabili da un editore, in
quanto opere d'artista fuori standard. La mostra richiama
curiosi anche da città lontane, ma la sua peculiarità
e la qualità delle opere hanno fatto sì
che nel 2000 la mostra venisse presentata a New York
alla New York University, e negli anni seguenti divenisse
itinerante, venendo presentata anche all'Istituto
Italiano di Cultura a Parigi, alla Biblioteca Classense
di Ravenna, al Museo dell'illustrazione di Ferrara
e alla Biblioteca comunale di Imola, e nel 2006 al
Circolo dei Lettori di Torino all’interno della
programmazione di Torino capitale mondiale del libro.
I riconoscimenti avuti dalla mostra hanno portato
nel 2007 alla creazione di un Fondo che raccoglie
una selezione delle migliori opere di Libri mai mai
visti, conservato a Russi.
ORIGINI E CENNI STORICI
L'area di Russi vanta una storia bimillenaria, come
attesta l'area archeologica della Villa Romana del
II secolo d.C. La ricerca archeologica mostra come
la zona fosse interessata da coltivazioni di tipo
intensivo. Dopo le invasioni barbariche il territorio
fu progressivamente abbandonato. La mancanza del lavoro
di irregimentazione idraulica dell'uomo causò
il ritorno degli acquitrini e delle paludi. Fin dall'Alto
Medioevo faentini e ravennati si contesero il territorio
di Russi, al centro di una fertile pianura. I ravennati,
per difendersi dalle aggressioni faentine, costruirono
i castelli di Raffanara ed il castello di Cortina.
Nel 1234, durante una delle frequenti battaglie fra
le due città, i faentini abbatterono le due
roccaforti lasciando così i ravennati senza
difesa. Successivamente sorse un centro, necessariamente
un castrum, cioè un centro fortificato. Russi
nacque così nel 1371 per volere di Guido da
Polenta (sesto dei Signori della casata ravennate),
che visse nel castello fino al 1377. Alterne furono
le successioni fra il casato Polentane e quello dei
faentini Manfredi, per il controllo dello strategico
castrum russiano. I primi tre decenni del XVI secolo
causarono grandi sofferenze alla popolazione. Il castello
subì infatti diversi assedi: prima da parte
delle truppe del Borgia, poi dalle forze della Lega
di Cambrai, infine il tremendo eccidio del 3-4 aprile
del 1512 da parte di Gastone di Foix. Ad accrescere
le sventure, nel 1527 passarono per il territorio
russiano le truppe di Carlo di Borbone dirette a Roma,
che occuparono il castello, poi si abbandonarono a
saccheggi ed uccisioni. Dopo varie vicende, Russi
nel 1568 ritornò sotto la giurisdizione di
Faenza, nello Stato Pontificio, ma riuscì ad
ottenere magistrature proprie ed autonomia amministrativa.
Russi fece parte dello Stato della Chiesa fino al
1859, quando i territori della Legazione delle Romagne
furono occupati dalle truppe del Regno di Sardegna.
Russi annovera alcuni personaggi che furono protagonisti
del periodo risorgimentale. I Farini e i Baccarini
diedero alto prestigio al paese e alla nazione in
campo politico e sociale, i Babini ed altri in quello
economico-industriale, provocando un radicale cambiamento
nella vita economica del paese e imponendosi in campo
internazionale. Russi fu poi, con in testa Domenico
Antonio Farini, la fucina di un importante centro
di azione risorgimentale. Nei moti del 1831 Russi
fu infatti il primo paese di Romagna ad insorgere,
ma a fare le maggiori spese di tale insurrezione fu,
il 31 dicembre del 1834, lo stesso Farini, che in
un'imboscata venne colpito a morte. Da quell'anno
al 1870 (presa di Roma), ben 367 furono le presenze
di russiani in moti e guerre per l'indipendenza di
Italia. L'eredità morale e politica di Domenico
Antonio Farini, proseguì comunque con il nipote
Luigi Carlo, che diventerà più tardi
Dittatore dell'Emilia e Presidente del Consiglio.
Sempre su quelle orme si muoveranno poi il ministro
Alfredo Baccarini e Domenico Farini, figlio di Luigi
Carlo, Presidente della Camera e del Senato. Dopo
l'unità d'Italia ebbero inizio a Russi nuove
attività economiche. Il paese da centro prevalentemente
agricolo, inizi i primi passi verso l'industria e
il commercio (già fiorente in seno alla cittadina
dal XVI secolo). Nel 1878 a Russi venne concesso,
con decreto reale, il titolo di Città per aver
dato i natali a Luigi Carlo Farini.