Mede
è un comune della provincia di Pavia in Lombardia.
Si trova nella Lomellina sudoccidentale, nella pianura
tra il Po, l'Agogna e il Sesia. Si tratta di un centro
agricolo. La coltivazione principale è quella
del riso. Sono presenti attività artigianali
di oreficeria.
ETIMOLOGIA
Il toponimo Mede nasce dall'antica parola latina meta
che significa "mucchio". Successivamente
trasformato nel dialettale meda che in lombardo indica
"mucchio" o "altura" in riferimento
alla presenza di due alture su cui sorgono due castelli
situati alle porte della città.
DA VEDERE
Era presente un castello di cui rimane parte del maschio
a pianta quadrata.
Vi è inoltre la Chiesa Parrocchiale, dedicata
ai santi Marziano e Martino, la cui pianta risale
al XIV secolo e che sorse su un precedente tempio
pagano. Il campanile della chiesa, alto 63 metri con
base quadrata di 5,50 metri di lato, fu inaugurato
nel 1904.
Il Monumento ai Caduti, sito in Piazza della Repubblica,
davanti al palazzo comunale, fu inaugurato il 19 novembre
1922. La somma necessaria fu raccolta attraverso una
pubblica sottoscrizione lanciata da "Comitato
pro Monumento", per ricordare le vittime della
Grande Guerra, che vide la massima partecipazione
della cittadinanza e della Amministrazione Comunale.
Sopra il basamento a forma piramidale si erge una
statua di bronzo rappresentante un soldato nell'atto
di piantare la bandiera su di uno strato di roccia,
a simboleggiare la meta raggiunta. Realizzatore della
statua fu lo scultore Michele Vedani. Nella facciata
principale del basamento venne collocato un magnifico
bassorilievo di bronzo, opera del concittadino Felice
Bialetti, scultore. L'opera fu donata dal cugino Ferdinando,
dopo la morte dell'autore, e rappresenta il petto
nudo e robusto di un giovane morente la cui mano viene
sollevata e baciata dalla figura di una donna che
raccoglie l'ultimo respiro a simboleggiare il sacrificio
di un soldato caduto per la Patria. Nel corso dell'anno
2008 l'Amministrazione comunale ha proceduto ad un
generale restauro del Monumento, ravvivando le scritte
degli oltre cento caduti medesi nella Prima Guerra
Mondiale, e ripristinando la scritta originaria sul
fronte, che recita: "Con orgoglio e tenerezza
Mede ai figli suoi".
La Riseria Masinari è la più antica
della Lomellina; venne costruita nel XVIII secolo
da una congregazione di frati.
Di recente costruzione sono i Monumenti dedicati agli
Alpini ed ai bersaglieri della lomellina.
PALIO
D'LA CIARMELA
La seconda domenica di settembre si tiene il Palio
della Ciaramèla che consiste in una sfilata
in costume ed una sfida al gioco della lippa, in dialetto
ciaramèla. Il paese è diviso in dieci
Rioni: J'Angial, Marcanton, San Roc, Cruson, Pasquà,
San Banardin, Piasa Giaratta, Roca Bianca, Busch,
Gab. Il Palio è stato creato dal Prof. Giuseppe
Masinari, Presidente del Centro culturale "Giuseppe
Amisani", ed ha avuto inizio nel 1981. Da allora
è stato disputato ogni anno, ad eccezione del
1996 e 2001. La volontà dell'ideatore era quella
di ricreare l'ambiente contadino di fine '800 - inizio
'900 in cui far rivivere la tradizione popolare e
fondamentalmente agricola della terra lomellina. Una
particolare attenzione fu posta anche ai "vecchi
mestieri", dei quali venne puntigliosamente riprosta
una preziosa serie di attrezzi da lavoro, facendo
rivedere e ricordare i lavori dei sellai, degli zoccolai,
dei fabbri, falegnami, panettieri, che a Mede ebbero
grande importanza nel passato. Tutte queste attività
trovano un momento di grande drammatizzazione e spettacolo
nella serata del sabato precedente il Palio, allorché
i singoli rioni allestiscono nei loro spazi opportunamente
scelti, scene di vita contadina, spesso animate da
figuranti che "recitano", rigorosamente
in dialetto, momenti di vita. Sono state raffigurate
con grande successo scene di banchetti nuziali, del
lavoro di sgranatura del mais sull'aia, i balli all'aperto,
le osterie, veglie funebri, mungitura nelle stalle,
il bucato. La domenica, poi, dopo la consegna del
Palio alla Madrina e la benedizione in San Marziano,
ove vengono presentati (all'offertorio) i simboli
di ciascun Rione, prende il via la grande sfilata
storica. Nel corso degli anni questo momento è
diventato il vero avvenimento più importante
del Palio. Centinaia di comparse sfilano per la città
portando spesso attrezzi e rievocando gli antichi
lavori. Negli ultimi anni, con un lavoro di grande
ricerca e rigore storico, hanno sfilato anche carri
dell'epoca e macchine agricole originali di inizio
secolo, oltre alle prime automobili e motociclette.
Gli organizzatori sono anche riusciti a far sfilare
una antica locomotiva che prestava servizio ad inizi
del '900. La grande festa culmina quindi con la disputa
del Palio, il gioco della Ciaramèla, versione
del gioco della Lippa di cui si sono trovate tracce,
con diverse modalità e regolamenti, in molte
parti d'Italia e d'Europa. La Ciaramèla, gioco
povero, era praticato ad inizio '900 in Mede ed in
tutta la Lomellina. Poteva facilmente essere giocato
da tutti perché non costava nulla (i soli attrezzi
sono un bastone di legno ed un piccolo altro pezzetto
di legno, con le estremità limate e acuminate)
e poteva essere svolto senza difficoltà per
le strade cittadine. Oggi, con la perizia raggiunta
dai giocatori "moderni", spesso la lunghezza
del campo di calcio allo Stadio comunale non è
sufficiente a contenere i tre tiri canonici su cui
si sviluppa il gioco.
TEATRI
Teatro Besostri.
CENNI STORICI
Era un importante centro economico in epoca romana;
il Museo Civico di Novara ne raccoglie alcuni reperti
archeologici. Nell'alto medioevo fece parte del Comitato
di Lomello; nel 1157 venne confermato da Federico
I ai Conti Palatini di Lomello, che peraltro erano
stati sottomessi da Pavia, cui lo stesso imperatore
assegnò ufficialmente la supremazia della Lomellina
nel 1164. Tra i numerosi rami in cui si erano divisi
i Conti palatini, uno dei più importanti fu
quello dei Conti di Mede; a loro volta si divisero
in moltissimi rami, ma ebbero la saggezza di mantenersi
tra loro solidali, con patti che escludevano la vendita
di quote feudali a famiglie estranee alla parentela;
in tal modo ebbero sempre la conferma del feudo di
Mede, dagli Imperatori e dai duchi di Milano (cui
Mede appartenne fino al 1535), dagli Spagnoli (1535-1706),
e dai Savoia (Mede venne conquistato nel 1706 da Eugenio
di Savoia per conto degli austriaci. L'Austria lo
consegnò nel 1707 ai Savoia, assieme a tutta
la Lomellina). Attorno al 1500 le varie linee dei
conti di Mede assunsero cognomi propri, derivati probabilmente
dai loro capostipiti: Giovannoli, Enriotti, Biasoni,
Alessandri, Guizzardi, Isnardi, Genselmi, Brizio,
e inoltre Luneri, Biscossa e Zaccaria, entrati nella
casata per matrimonio. Nel 1707, all'avvento dei Savoia,
sono ancora confeudatari i Giovannoli, i Gorrani (che
avevano acquistato delle quote nel 1652), gli Zaccaria,
i Guizzardi e gli Isnardi. In quest'epoca Mede fu
sede della Congregazione della Lomellina. Nel 1806
furono uniti al comune di Mede i soppressi comuni
di Tortorolo e Parzano, mentre in precedenza lo era
stata la Cascina Ragnera. Nel 1928 fu aggregato a
Mede il comune di Goido. Ragnera è nota fin
dal 1250, nell'elenco delle terre pavesi, come Turris
Raynerii, torre del visconte Rainerio; nel 1707 ne
è feudatario il sig. Corri di Milano; il comune
viene soppresso nel 1759. Parzano appare nell'elenco
del 1250 come Purcanum; feudalmente seguì le
sorti di Sartirana, appartenente dal 1522 agli Arborio
di Gattinara. Tortorolo, noto nell'elenco del 1250
come Turturolum, fu parte invece del feudo di Frascarolo
e Castellaro de' Giorgi, passando dai Birago ai Varesini,
di nuovo ai Birago, agli Arborio di Gattinara (1522)
e ancora ai Varesini. Nel 1707 sembra non fosse più
infeudato. Goido (CC E077), come suggerisce il nome,
fu probabilmente un insediamento di Goti nell'alto
medioevo. Nel 1250 appare come Goyve nell'elenco delle
terre pavesi. Appartenne alla Contea di Mede, e fu
feudo probabilmente dei Giovannoli, ramo dei Conti
di Mede, da cui pervenne ai Gorrani di Milano. Il
comune fu soppresso nel 1928.