Da
qualsiasi via d’accesso si giunga a Castell’Arquato
il borgo subito affascina, quasi sorprende per la
sua intatta, inaspettata medievalità che un
tempo custodiva un accesso all’operosa Pianura
Padana. Le antiche case color della terra scendono
da un pendio che le rende, soprattutto nelle giornate
limpide, visibili da molto lontano. E subito i colori
delle costruzioni volute dall’uomo si fondono
con quelli che la natura ha miscelato dalla notte
dei tempi.
Approfondendo l’analisi oltre l’impatto
visivo si scopre che il terrazzo naturale sul quale
si è nei millenni costruito il paese, mattone
dopo mattone, è costituito da sedimenti di
origine marina. E qui inizia la preistoria di questa
splendida sezione del territorio piacentino modellato
anche dal Torrente Arda: essa affonda nel mare che
ricopriva il bacino padano.
CASTELL'ARQUATO OGGI
Oggi Castell’Arquato, Città d’Arte,
Città del vino, resta una perla incastonata
tra Emilia e Lombardia, tra Pianura Padana ed Appenino,
a circatrenta chilometri dal capoluogo Piacenza e
poco più da Parma. Il centro storico resta
sviluppato sulla riva sinistra del torrente Arda,
su quella destra si è sviluppata una zona residenziale
che gode ancora della tranquillità della campagna.
L’economia del borgo resta prevalentemente agricola,
soprattutto legata alla coltura della vite e alla
cultura del vino che affonda nei secoli; prelibata
anche la produzione locale di salumi soprattutto coppa
e culatello. A Castell’Arquato sono vive anche
attività artigianali: ebanisteria, lavorazione
del ferro battuto, realizzazione di oggetti in vetro,
decorazione di ceramiche. Ma è il turismo,
che soprattutto nella bella stagione anima il borgo.
In estate la popolazione residente aumenta e si riaprono
le antiche dimore perfettamente restaurate, buen retiro
di molti che fuggono dalle grandi città. Anche
il turismo di giornata riempie le vie e i vicoli di
Castell’Arquato: il paese si riempie di italiani
e stranieri che scoprono ammirati gli angoli più
suggestivi. La primavera è invece il periodo
ideale per le gite scolastiche. La ricchezza naturalistica
del territorio circostante offre la possibilità
di escursioni in mountain bike, a cavallo o semplicemente
a piedi.
I
MONUMENTI
Il cuore monumentale di Castell'Arquato è rappresentato
dalla piazza nella parte alta del paese. L'ampia area
é dominata dalla rocca, dal Palazzo del Podestà
e dalla Collegiata dedicata a Santa Maria Assunta. Altri
edifici degnidi nota sono il Torrione Farnese, le mura
e le porte di impianto medievale che proteggevano il
paese .
I
MUSEI
Museo Geologico
Museo della Coleggiata
Museo Luigi Illica
Museo della Rocca
PARCO
DEL PIACENZIANO
La zona protetta regionale che comprende 9 stazioni
localizzate nei territori dei comuni di Castell'Arquato,
Lugagnano Val d'Arda, Gropparello, Vernasca e Carpaneto
Piacentino é ricca di affioramenti di rocce
sedimentarie con un età che varia tra i 3,5
e 1,8 milioni di anni fa. Nella riserva possiamo trovare
vari affioramenti di carattere paleontologico con
voragini, rupi e calanchi che incorniciano un bellissimo
fondovalle. La vegetazione é composta dalla
caratteristica flora appeninica o alpina secondo l'altitudine.
Per quanto riguarda le stazioni del comune di Castell'Arquato
segnaliamo i Calanchi di monte Giovo, monte Padova,
monte Falcone e lo stratotipo del Piacenziano.
PARCO
DI S.FRANCA
L'area denominata bosco di Santa Franca é collocata
su terrazzi Quaternari posti ad est della cittadina
di Castell'Arquato nei pressi della frazione di S.Lorenzo.
Si sviluppa partendo da una quota di circa 157 m s.l.m
e raggiunge la quota massima di 259 m s.l.m. nei pressi
della cascina Costa Maccini. E' interessata da una
ampia copertura boscata che si estende, pressochè
interrotta da fondo valle lungo i versanti. Il bosco
é compreso tra due crinali percorsi da strade
comunali e nessuna strada lo attraversa. L'attività
di erosione dei corsi d'acqua, in particolare del
Rio buca del Gallo, ha favorito la formazione di profondi
e freschi canaloni nel settore ovest, mentre i versanti
più esposti, nel settore sud-est, sono più
luminosi e caldi. Lungo questi versanti sono presenti,
affioramenti rocciosi (calcareniti), in gran parte
nascosti dalla vegetazione. All'interno della boscata
si trovano alcuni ruderi. Il paesaggio che lo circonda
é quello tipico della collina piacentina con
coltivi, vigneti, siepi ed invasi artificiali.
BACEDASCO
Le terme di Bacedsco si trovano all'interno di un
vastissimo parco naturale nel quale si trova il più
importante bosco di castagni dell'Appennino emiliano.
Il termine "Bacedasco" è di origine
longobarda e significa "terra delle acque".
Già dal 1874 con le prime analisi che rivelarono
la presenza di acqua sulfurea salso bromo iodica si
ha la conferma delle proprietà guaritive delle
terme. Nel 1900, all'Esposizione Universale delle
Acque di Parigi, le acque di Bacedasco furono considerate
tra le più notevoli d'Europa. Sono presenti
10 sorgenti e 14 polle di fango sulfureo. Le indicazioni
terapeutiche riguardano malattie reumoartropatiche,
dell'apparato digerente, oro-faringeo e respiratorio,
malattie della pelle, dei denti e del cavo orale,
nonchè affezioni ginecologiche, cistiti e prostatiti,
calcoli renali, malattie epatiche Accanto alle terme
si trova anche un prestigioso campo da golf inserito
in un contesto naturalistico di notevole pregio, l'intero
impianto dispone di una Club House di elevato livello
funzionale e di un percorso a 18 buche tecnicamente
impegnativo. La felice ubicazione del campo, vicino
al pittoresco borgo di Castell'Arquato, a 200 metri
s.l.m., tra i dolci declivi collinari del preappenino
emiliano, garantisce la possibilità di godere
di un oasi di relax e di benessere.
I
VINI DI CASTELL'ARQUATO
Celeberrimo è l’episodio attestato dalle
cronache di Papa Paolo III Farnese che si recò
a Castell’Arquato in visita alla figlia Costanza,
Signora del Borgo. In quella occasione il dispensiere
del Papa scriveva. “Castell’Arquato fa vini
perfettissimi et è grande peccato che tutta
quella collina non sia vigna, che qui sono così
delicati quanto sia in tutta la Lombardia, tanto rosso,
quanto bianchi, et qui Sua Beatitudine si forniva
per il viaggio et anco ne mandava pigliare anche se
fosse a Ferrara et Bologna”. Sulle colline arquatesi
prosperano ancora oggi i vitigni e molte delle uve
vendemmiate danno origine ad alcuni dei 13 vini Doc
dei colli piacentini. Ci sono bonarda e barbera dalle
quali nasce il rosso Gutturnio (con le varianti comune,
classico e classico riserva), ma anche un ottimo Cabernet
Sauvignon dall’uva omonima. Un altro conosciuto
vino bianco è il Monterosso Val d’Arda
(da uve malvasia di Candia, moscato, trebbiano romagnolo,
ortrugo, bervedino o sauvigno in proporzioni stabilite)
o l’allegro Ortrugo. Apprezzata e poco impegnativa
la Malvasia. L’enoteca comunale dei vini Arquatesi
si trova nei locali del piano terra del Palazzo del
Podestà, in questi ambienti suggestivi si possono
conoscere e apprezzare e naturalmente acquistare,
i nettari delle colline arquatesi.
In progetto c’è l’istituzione di
una succursale dell’Enoteca Regionale nel locali
restaurati del Palazzo del Podestà
I
principali vini:
Monterosso
Tra i vini di Castell'Arquato il monterosso é
forse il più caratterisitco e prende proprio
il nome da una delle colline nelle vicinanze del borgo
medioevale. Colore paglierino o giallo leggermente
dorato, profumo delicato, fine secco o amabile, vivace
o frizzante, anche spumante. Servito alla temperatura
ideale di circa 10°C., si abbina ad antipasti,
salumi, risotti, se amabile ai dessert. Gradi 11.
Gutturnio
Tra i vini più antichi e nobili della produzione
di castell'arquato, che prende il nome da un boccale
o coppa argentea di vino di epoca romana (detto "gutturnium").
Colore rosso rubino di varia intensita', di limpidezza
brillante; profumo vinoso; sapore asciutto o amabile,
talvolta vivace o frizzante
Ortrugo
Di colore paglierino chiaro, tendente al verdogonolo
presenta un sapore secco o appena abboccato, con retrogusto
amarognolo. Età ottimale: 6-12 mesi.
Bonarda
Di colore rosso rubino e ciclamino intenso. Con sapore:
tendenzialmente amabilie o dolce, caratteristico profumo
di mandorla, leggermente tannico o frizzante. Fresco
vivace o frizzante.
ALTRE
ATTIVITA' ECONOMICHE
L' economia del borgo e del territorio è caratterizzata
dalle produzioni agricole, da un artigianato di antiche
tradizioni e dalle attività commerciali, in
particolare quelle collegate al turismo. La produzione
di salumi vanta un'antica tradizione, sviluppata da
una moderna industria che rifornisce il mercato di
prodotti di alta qualità. Numerosi i ristoranti
e le trattorie che vantano una gastronomia di primo
ordine riconosciuta dalle principali guide turistiche.
L'artigianato d'arte comprende la lavorazione del
ferro, delle ceramiche e del legno; quest'ultimo tipo
di artigianato si é sviluppato anche in relazione
all'apertura di negozi e mobilifici moderni e di antiquariato
nell'area di Castell'Arquato e dintorni. La vocazione
agricola del territorio arquatese è riconosciuta
sin dai primi insediamenti umani. Le colture prevalenti
sono, oltre a quella della vite, del mais, dei cereali,
del foraggio, e ancora pomodori, barbabietole. Sviluppata
nel comune di Castellarquato è l’attività
zootecnica con allevamento di bovini sia da latte,
che viene convogliato nei caseifici anche nel comune
stesso, che da carne. Fiore all’occhiello di
questo territorio che stempera nella Pianura Padana
i retrostanti rilievi appenninici è proprio
la coltivazione della vite, resa particolare dalla
composizione del terreno, dalla favorevole esposizione.
È plausibile che già in epoca romana
la viticoltura fosse fiorente ed oggi è senz’altro
l’attività prevalente
PREISTORIA - IL GOLFO DELLE BALENE
Tra i cinque milioni e il milione e ottocentomila
anni fa – periodo definito Pliocene – argille
e sabbie si sono depositate sul fondo del grande bacino
marino e oggi sono rocce compatte. Il tempo che ha
formato le caratteristiche geologiche del luogo è
al di fuori delle nostre percezioni. Granello dopo
granello, alle pendici degli Appennini, già
si gettavano le basi della splendida Città
d’Arte che Castell’Arquato è oggi.
La stessa arenaria dal caldo colore del sole, ricca
di fossili, su cui sono costruiti i suoi gioielli
architettonici proviene è figlia di quel mare
antico come le calcareniti utlilizzate per costruire
edifici pubblici e privati. Questo splendido e vitale
ambiente marino subì un collasso, lento ma
inesorabile nel Messiniano. Nel momento in cui venne
meno la comunicazione tra il Mediterraneo e l’Oceano
Atlantico iniziò l’evaporazione delle
acque del mare. Si formarono allora “depositi
evaporitici” la cui traccia resta nello sgorgare
di fonti bicarbonato-solfuree-salso-bromoiodiche nella
zona (in particolare Bacedasco). All’inizio del
Pliocene, cinque milioni di anni fa, si ristabilì
il contatto tra Mediterraneo e Oceano Atlantico. Le
acque tornarono a defluire nel bacino padano e si
ristabilirono condizioni climatiche più calde
di quelle abitualmente presenti a queste latitudini.
Non vivevano qui solo alghe, organismi microscopici
o molluschi: spinti dalle correnti vennero a morire
nella rada di Castell’Arquato molti cetacei che
furono sepolti dai depositi argillosi e fangosi. L’abbondanza
di ritrovamenti di scheletri dei grandi cetacei che
nuotavano in questo antico tranquillo braccio di mare
fa parlare di “golfo delle balene”. Così
il primo motivo di interesse della zona di Castell’Arquato,
viene dall’affioramento di sedimenti marini.
E quel mare era più vivo che mai, lo testimoniano
le numerose specie giunte fino a noi sotto forma di
resti fossili. La Riserva Naturale Geologica del Piacenziano
(stratotipo geologico tra i 3,5 e 2,5 milioni di anni,
Pliocene medio-superiore) è stata istituita
a tutela degli affioramenti pliocenici del bacino
padano, una delle nove sezioni i cui è suddivisa
è quella compresa tra Lugagnano e Castell’Arquato.
Molti degli importanti ritrovamenti sono visibili
nel museo Geologico G.Cortesi allestito nei locali
dell’antico ospitale di S.Spirito.
ORIGINI
La presenza di insediamenti umani in territorio arquatese
è testimoniata da reperti risalenti almeno
al Paleolitico inferiore . Gli uomini del Paleolitico
inferiore erano dediti alla caccia di grandi erbivori
e alla raccolta in un ambiente simile alla steppa-prateria.
Risalgono a quest’epoca i ritrovamenti in zona
“Casa Marani” e “Pozzo Panegano”
di cinque manufatti litici. Nel Neolitico diventano
stabili gli insediamenti umani che lasciano i ritrovamenti
risalenti al IV millenio a.C. La presenza umana nei
pressi di Castell’Arquato è testimoniata
a partire dall’Età del rame (o Eneolitico,
2000-1800 a.C.) dal ritrovamento di pugnali litici
foliati detti “remedelliani” e di cuspidi
di lancia. Il Piacentino è particolarmente
scarso di testimonianze dell’età del bronzo
antico (dal 1800 a.C.), nota anche per la cultura
delle Terramare . Molti studiosi sono concordi nel
definire un periodo di “vuoto culturale”
per il Piacentino fino alla metà del VI secolo
a.C per la scarsità dei reperti. I reperti
classificati come preromani della vicina Veleja, fanno
ipotizzare l’esistenza dell’abitato dai
tempi protostorici alla romanizzazione. E altre considerazioni
vanno in direzione di un’influenza gallico-celtica
prima di quella Romana sul nostro territorio.
ETA'
ROMANA
Non è ancora definito il rapporto del territorio
che diventerà il borgo arquatese nei confronti
dei municipia di Veleja e Piacenza, all’intersezione
dei cui territorio si trovava. Il confine tra piacentino
e velejate pare essere nato dalla situazione di belligeranza
tra Liguri, Galli e Romani (che poi li sconfissero),
prima della fondazione della colonia di Piacenza (218
a.C.). Le origini dell’agglomerato sono ancora
nella nebbia, anche se la posizione salubre rispetto
alle aree paludose, fa presumere che fosse fabbricato
e abitato un castrum quadratum a difesa contro i Liguri
(fine III sec. a.C o inizio II sec). I primi documenti
scritti sulla toponomastica risalgono all’VIII
sec d.C. (fine del dominio longobardo) parlano di
Castro Arquato altri più tardi di Castel Quadrato
o Castell’Arquato . Una leggenda narra che il
cavaliere romano Caio Torquato avrebbe fondato un
castrum, Castel Torquato, Castra Torquata. Plausibile
è che un castrum romano sorgesse sullo sperone
roccioso dove oggi svetta la Rocca Viscontea, ma non
vi sono ritrovamenti archeologici a supportare l’ipotesi.
I ritrovamenti di epoca romana sono invece significativi:
- Resti di un ponte sull’Arda
- Resti di un insediamento rurale in località
Crocetta
- Tomba in località Pontenuovo
- Tracce murarie alla Sforzesca e vasi di impasto
scuro
- Tracce di abitato rustico alla Pusterla e molti
altri
Castell’Arquato può essere nata attorno
ad un castrum militare risalente ai primi tempi della
colonizzazione romana. In epoca imperiale si sviluppò
probabilmente come piccolo capoluogo rurale, in una
posizione favorevole nella rete viaria romana. La
centuriatio romana pare non aver subito grossi sconvolgimenti
nel paesaggio rurale circostante Castell’Arquato.
E anche l’economia ancora oggi praticata ha radici
in epoca antica, soprattutto la vitivinicoltura, coltura
di alberi da frutto e cerealicoltura.
A partire dal Basso Impero, poi con la caduta dell’Impero
Romano e le invasioni barbariche si manifestò
il degrado dell’economia rurale anche per il
duro colpo inferto da pestilenze e carestie.
ALTO
MEDIOEVO
Dal IV secolo d.C. si apre un periodo cupo anche per
Castell’Arquato: pestilenze (Paolo Diacono scrive
di quella terribile del 565), invasioni dei popoli
del nord (nel 570 scendono i Longobardi) che impongono
la loro organizzazione territoriale; nel 590 i Franchi),
crisi climatiche che incidono fortemente nell’economia
rurale dei luoghi. Un accenno di ripresa economica
si vivrà solo a partire dall’VIII secolo.
Lo studio dell’onomastica e della diplomatica
inerente i fines castellana documenta in territorio
arquatese il peso della dominazione longobarda. Non
risulta peraltro semplice la definizione del territorio
arquatese. Un’ipotesi plausibile di V.Fumagalli
traccia una mappa che va da Viniola (nelle vicinanze
di Fiorenzuola), da Salde (tra Ceno e Taro), dal monte
Spinola e da Obolo. Documentata è una certa
autonomia del centro di Castell’Arquato da Piacenza
anche in epoca longobarda quando costituiva un avamposto
contro i Bizantini. Rappresentava un distretto autonomo
governato da un castaldo , affiancato dagli Arimanni
. Dominava lo sbocco verso la Pianura Padana di un
percorso che arrivava da Bardi, Borgotaro, dal Passo
della Cisa fino alla Lunigiana. Le prime notizie riguardanti
la pieve di Castell’Arquato sono dell’VIII
secolo d.C. “un nobile e potente Signore nomato
Magno ... fatto edificare o piuttosto riedificare
et agrandire... forse in forma più bella che
dianzi non era, il luogo o Terra che Castello Quadrato,
o Alquadro appellasi oggi C.Arquato... e quivi anesse
ancora una Chiesa in onore della gran Madre di Dio,
la quale di molti beni dotò”. (756-758
d.C.) . “Castell’Arquato con il suo castrum
(organizzazione militare), la sua curtis (organizzazione
agricola del territorio), la sua curia (amministrazione
della giustizia), la sua pieve (amministrazione religiosa),
il suo mercato ed i suoi apparati produttivi, mulini,
forni, torchi, etc. tutti di privativa signorile e
gravati di pesanti balzelli, costituiva il centro
politico, economico e religioso di tutto un ampio
territorio, dal quale i governanti traevano ampie
e sicure rendite”, P.CASTIGNOLI, 1989. Fatto
è che alla morte di Magno (789 d.C.) questi
dona al vescovo di Piacenza il paese, la chiesa di
S.Maria e i beni annessi. L’originario edificio
religioso andò distrutto nel disastroso territorio
del 1117. Il ritrovamento di una vasca monolitica
coeva all’edificio eretto nel 758 non aiuta a
ricostruirne l’architettura, ma attesta che fin
dall’VIII secolo la chiesa aveva funzione pievana
e battesimale. Da una bolla di Bonifacio IX del 1296
si ricavano le 26 cappelle della giurisdizione territoriale
della pieve. Si ricava anche che la cappella di località
Panegano, recentemente restaurata, fosse davvero molto
antica.