Morfasso
è un comune della provincia di Piacenza. Si
trova a circa 54 km a sud del capoluogo di provincia
e fa parte della Comuntà Montana valli del
Nure e dell'Arda. Morfasso è situato nell'alta
val d'Arda in una conca circondata da i monti: Menegosa
(1365 m), Santa Franca (1322 m), Croce dei Segni (1071
m). Parte del territorio comunale fa parte del Parco
provinciale del Monte Moria, area di salvaguardia
naturalistica coperta da un fitto bosco che conserva
querce secolari. Il parco, diventato famoso dopo essere
stato il set di riprese nel telefilm La Freccia Nera,
è meta, nella giornata di ferragosto, per una
tradizionale festa campestre che vede riunirsi nella
grande radura migliaia di piacentini. Si trova nel
territorio comunale il Santuario di S.Franca posto
ad una elevata altura in mezzo a prati, meta di gite
domenicali per piacentini e non.
ETIMOLOGIA
Deriva dal latino Morphacis dal nome di persona Morphus
con l'aggiunta del suffisso -acis.
SAN
MICHELE
Frazione del comune di Morfasso, San Michele è
situato sull'Appennino piacentino (che fa parte di
quello ligure) a circa 700 m s.l.m. alta val Chero,
ai piedi del monte Cornetto - una delle cime del gruppo
del monte Moria, la più elevata delle quali
è Croce dei Segni a 1072 m s.l.m. - e si sviluppa
da sud (720 m.) a nord (650 m.) tra il rio San Michele
ed il rio Lubietto. Dista 40 Km da Piacenza, 35 da
Fiorenzuola d'Arda, 11 da Morfasso, 5 da Velleia e
3 dal Parco Provinciale degli altipiani di Moria ed
è attraversato dalla SP 14 che da Carpaneto
Piacentino porta al Passo dei Guselli ed il cui tratto
da Velleia al Passo dei Guselli venne inaugurato nel
1932. Nei secoli passati è stato anche nominato
come San Michele val Tolla (o Valtolla o val di Tolla)
toponimo riconducibile alla importante ed antica Abbazia
di Tolla che sorgeva nei pressi di Monastero di Morfasso
e sotto la cui influenza ed egemonia San Michele ricadeva.
Fanno parte della parrocchia di San Michele Arcangelo
- patrono venerato il 29 settembre accanto a Santa
Filomena protettrice festeggiata l'11 agosto - le
località Bellini, Chiavarini, Malvisi, Oddi,
Rigolli, Chignoli, Uccellaia, Ca' delle Donne, Pianelli.
La chiesa, edificata nel XIX secolo, sorge sui resti
di un oratorio del 1213. San Michele conta un centinaio
di abitanti, mentre l'intera parrocchia arriva a circa
200. Il massimo sviluppo demografico, stante agli
archivi parrocchiali - alcuni dei quali risalenti
al 1500 - si ebbe nella seconda metà del 1800,
quando la parrocchia arrivò a contare circa
900 anime. I flussi di emigrazione piacentina, particolarmente
incidenti in tutto il territorio morfassino, hanno
negli anni spopolato il paese e l'intera zona: si
calcola che ben il 75% dei residenti siano in vari
periodi (già dal lontano 1700) emigrati all'estero.
San Michele è meta di villeggiatura estiva,
apprezzato particolarmente per la qualità dell'aria.
I secolari boschi del Monte Moria abbinati ai 700
metri di altitudine contribuiscono a rendere il clima
estivo sempre fresco ed il soggiorno gradevole. Anche
nel periodo invernale è raro imbattersi in
giornate di nebbia ed il sole spesso splende sulle
copiose nevicate. La rinnovata Pro Loco contribuisce
alla rinascita del paese con iniziative particolari,
quali una festa di canti e balli. L'amministrazione
comunale di Morfasso ha provveduto a riqualificare
urbanisticamente il centro abitato conferendo alcune
caratteristiche di originalità, come il selciato
per le vie del paese e la nuova illuminazione dell'abitato
con lampioni d'epoca.
ORIGINE
E CENNI STORICI
I reperti litici venuti alla luce presso il monte
Lama e risalenti a circa 35.000 anni fa indicano che
l'Alta Val d'Arda venne abitata da tempi remotissimi;
in epoca preromana la valle era dominio delle tribù
dei Liguri Veleiati, i quali occupavano una vasta
fascia dell'Appennino, come dimostrano i ritrovamenti
che documentano l'organizzazione dei loro villaggi
fortificati, detti ''castellieri''. La zona era già
percorsa da una serie di itinerari che mettevano in
comunicazione la Pianura Padana con la Lunigiana e
la Garfagnana, tuttavia questa viabilità rimase
sempre, per il suo carattere impervio, secondaria
rispetto alle grandi vie di valico appenniniche. La
stessa città romana di Veleia, sede di un fiorente
Municipio, sorse con ogni probabilità su un
preesistente insediamento ligure del quale si sono
trovate tracce che risalgono sino all'età del
ferro, ed appare certo che la viabilità attraverso
l'Alta Val d'Arda venne utilizzata anche in epoca
romana, dopo la completa sottomissione delle tribù
locali che durò più di ottant'anni.
Il toponimo di Morfasso forse deriva dal latino ''moram
facere'' (sostare); se così fosse tale termine
indicherebbe che l'insediamento trae le sue origini
da una sorta di accampamento militare romano fondato
durante la guerra con le popolazioni Liguri. Secondo
altre interpretazioni invece il nome ha origini longobarde.
Uno
dei momenti fondamentali nella storia di questi luoghi
coincide con la fondazione del monastero dei SS. Salvatore
e Gallo di Val Tolla, che in breve tempo divenne il
centro amministrativo ed economico dell'alta valle.
Posti sotto la giurisdizione dell'Abbazia erano diversi
castelli, costruiti dopo il sec. X, in un'epoca in
cui le invasioni barbariche dal nord e quelle saracene
dal sud cominciavano a mettere in crisi il regno longobardo.
Queste opere difensive furono realizzate spesso dall'autorità
religiosa, minacciata sempre di più dalle nascenti
signorie locali, sorte dopo l'indebolimento del potere
centrale. Tra questi castelli è possibile menzionare
quello di Morfasso e quello di Sperongia (anticamente
detto di ''spelunca''), concesso in privilegio al
Monastero di Val Tolla da re Berengario I e quindi
ceduto per investitura da parte dello stesso Monastero
a diverse famiglie feudali, finchè assunse
il ruolo di sede amministrativa del giusdicente di
Val Tolla, ruolo mantenuto fino al 1716. Purtroppo
dei monumenti storici del Comune, l'Abbazia, l'ospedale
benedettino dei Casali, i castelli di Morfasso e Sperongia
restano pochissime tracce; dell'Abbazia addirittura
non si conosce nemmeno l'esatta ubicazione, anche
se è certo che si trovasse nei pressi della
località che ancora oggi si chiama Monastero,
a valle del capoluogo. In questi anni sembra sia rinato
l'interesse attorno a questo centro religioso e civile
e con esso l'interesse per la ricerca delle sue tracce
sepolte: resti di mura probabilmente facenti parte
del complesso abbaziale sono state recentemente rinvenute
in loco. Il Monastero di fatto venne soppresso dall'autorità
papale (nel 1624 il cardinale Francesco Barberini
trasferì tutto l'archivio del monastero, tra
cui i diplomi reali e i privilegi papali, a Roma),
forse in seguito a diversi sandali determinati dall'abbandono
del rigoroso stile di vita benedettino, e gli edi
fici che lo costituivano passarono agli Sforza di
S. Fiora, ma non si hanno notizie riguardo alla rovina
che ne determinò la completa scomparsa.L'inizio
della lenta fase di decadenza morale, civile e religiosa
in ogni caso coincise con la perdita del potere amministrativo
del centro monastico in seguito all'investitura a
favore del Comune di Piacenza (1220) di tutta la giurisdizione
di Val Tolla da parte del vescovo della stessa città.
Nel corso di questo secolo è d'obbligo ricordare
che il Comune di Morfasso, uno dei territori storicamente
più depressi della Provincia, vide partire
un numero molto elevato di emigranti, specialmente
per l'Inghilterra; ancora oggi esistono vere e proprie
comunità di morfassini all'estero i quali tuttavia
non hanno mai interrotto il proprio legame con la
terra d'origine, anzi, ogni anno, d'estate, in molti
ritornano per sistemare ed abitare le vecchie case,
proprie o dei propri padri. Infine occorre menzionare
come le montagne di Morfasso furono, al termine dell'ultima
guerra, uno dei teatri di spicco della lotta partigiana
piacentina.