Formigine
Emilia Romagna

Formìgine è una città della provincia di Modena e parte del Comprensorio Ceramico modenese. Dista dal capoluogo Modena 10 km. È presente all'interno dei confini comunali una fitta rete di piste ciclabili che collegano le frazioni al capoluogo. Negli anni '50 l'amministrazione comunale di Formigine rinunciò a beneficiare delle agevolazioni fiscali alle imprese che volessero investire in aree depresse. La decisione di fatto evitò che a Formigine si insediassero le industrie produttrici di piastrelle che, invece, sono parte integrante del panorama dei comuni limitrofi (Sassuolo e Fiorano Modenese in primis). La rinuncia all'industrializzazione massiccia ha salvaguardato il territorio sancendo la vocazione residenziale del paese che, causa la controurbanizzazione sia di Modena sia dell'area Sassolese, ha visto la propria popolazione crescere rapidamente. Sul territorio comunale hanno sede piccole e medie manifatture meccaniche indotto tanto del vicino comprensorio ceramico quanto dell'industria automobilistica. Rilevante peso occupa l'industria alimentare che vanta marchi noti a livello nazionale operanti nella macellazione suina. Formigine peraltro non tradisce la propria vocazione agricola (frutta e vigneti) e zootecnica (allevamenti di suini).

MAPPA INTERATTIVA

Il Comune è attraversato in direzione Nord - Sud dalla Strada Provinciale Pietro Giardini, un tempo SS12 dell'Abetone e del Brennero, principale via di collegamento con Modena e la montagna. Altra principale arteria del paese è la SS 486 (del Passo delle Radici) che, congiungendosi alla Strada Provinciale Giardini in prossimità dell'abitato di Casinalbo, collega Formigine a Sassuolo. Di recente costruzione la strada a scorrimento veloce Modena-Fiorano (strada a carreggiate separate con 2 corsie per senso di marcia) collega Formigine alla tangenziale di Modena e quindi all'Autostrada A1. La linea ferroviaria Modena - Sassuolo (gestita dalla società FER) ha in Formigine 2 stazioni una nel capoluogo e un'altra al centro della frazione Casinalbo.

ETIMOLOGIA
Deriva da forma con il significato di "fossa d'acqua" con l'aggiunta del suffisso -ino o -ico.

IL CASTELLO
La prima notizia dell’esistenza del castello di Formigine risale al 1201, anno in cui nei documenti si legge che “il Comune di Modena edificò il castello di Formigine”. La sua costruzione si deve collegare all’esigenza di rafforzare le difese verso il confine reggiano; proprio in quell’anno, infatti, le truppe del Comune di Modena subirono una rovinosa sconfitta presso il ponte di Sanguineto, nei dintorni di Formigine, da parte del Comune di Reggio. Gli scavi archeologici condotti all’interno del complesso fortificato hanno riportato alla luce i resti dell’originario castello duecentesco, di pianta quadrata o rettangolare, delimitato da spesse mura di ciottoli. In età comunale le incessanti lotte tra le diverse fazioni politiche coinvolsero anche Formigine, che vide passare sotto le mura del castello continui movimenti di truppe. Nei primi anni del Trecento, quando l’area centro emiliana era contesa tra il potere imperiale e quello papale, Formigine si arrese al prelato Francesco Pico, che assunse la custodia della fortezza. Tornato al Comune di Modena, il castello fu governato dalla famiglia Adelardi, che lo detenne con alterne vicende sino al 1394, quando Nicolò III d’Este lo consegnò al capitano modenese Azzo da Castello. Durante la sua brevissima signoria, Azzo da Castello apportò probabilmente alcuni rifacimenti alla struttura fortifica, in quanto Nicolò gli concesse di fabbricare una rocca o una torre e di trasformare tutto il castello. Morto Azzo nel 1395, Marco Pio signore di Carpi riuscì ad occupare Formigine, che tenne fino al 1405, anno in cui Nicolò III d’Este gli concesse il castello in feudo. La signoria dei Pio su Formigine durerà per due secoli e segnerà la trasformazione del castello da presidio militare a rocca signorile. I Pio, il cui stemma è ancora visibile nella rocca in un affresco che risale al XV secolo, portarono la fortificazione ad assumere l’aspetto complessivo che tuttora persiste. Il castello era circondato da un perimetro quadrilatero di mura con torri angolari e da un fossato profondo almeno tre metri; a difesa della porta di accesso fu innalzata una torre, l’attuale torre dell’Orologio. All’interno del recinto fortificato fu costruito il palazzo marchionale, la residenza del signore, e continuava ad essere impiegata la chiesa dedicata a San Bartolomeo, con l’annesso cimitero, demolita alla fine del Cinquecento. Sul finire del XV secolo tra Giberto e Alberto Pio, figli rispettivamente di Marco e Leonello, nacque un’aspra contesa ereditaria risolta solo grazie all’intervento e alla mediazione di Ercole I d’Este. Il duca nel 1496 divise lo stato dei Pio tra i due eredi, assegnando Formigine insieme a Soliera, Spezzano e Brandola, a Giberto Pio. Lo stesso duca nel 1499, in cambio di alcuni territori del possesso di Carpi, diede a Giberto, Casinalbo, Corlo, Corletto e, nel 1603, anche Colombaro. Nel 1506 Alessandro Pio di Savoia successe al padre Giberto e riorganizzò lo stato, dividendolo in cinque podesterie; quella di Formigine comprendeva, oltre al castello e ai borghi, Magreta, Casinalbo, Corletto e Montale. Lo stato dei Pio finì con l’assassinio di Marco Pio II, ucciso nel 1599 da una archibugiata mentre rientrava da una visita al Palazzo Ducale di Modena. Il duca Cesare d’Este, sospettato di avere commissionato l’omicidio, prese possesso di tutte le terre dello stato di Sassuolo e tra queste anche di Formigine. Da allora il castello, che rimase podesteria sotto il controllo del governatore di Sassuolo, fu residenza di un podestà nominato direttamente dal duca. Nei primi anni del Seicento la rocca dovette andare progressivamente in rovina, ormai al margine degli interessi ducali, tanto che le cronache la definivano una “bicoccola”. Nel 1640 il duca Francesco I concesse Formigine in feudo al fratello, il vescovo di Modena Obizzo d’Este. La rocca riprese vita e a spese del Comune furono rifatti i ponti levatoi e le porte. Morto Obizzo, Formigine tornò alla Camera Ducale di Modena fino al 1648, quando lo stesso Francesco I concesse la podesteria di Formigine, in cambio di quella di Cavriago, al nobile ferrarese Mario Calcagnini, suo Maggiordomo e Consigliere di Stato, che divenne marchese di Formigine e conte di Maranello. Nel 1673 per ordine del marchese Calcagnini fu rifatto il ponte levatoio, utilizzato fino ai primi anni del Settecento, quando il Comune cominciò a fare colmare le fosse. Nel Settecento tra la torre dell’Orologio e la torre sud orientale fu edificato un corpo di fabbrica destinato a prigioni. Scoppiata la Rivoluzione Francese nel 1796 Formigine seguì le sorti di Modena e venne inclusa nel Distretto del Panaro della Repubblica Cisalpina. Una delegazione del governo modenese si recò nella rocca, che divenne sede della municipalità e sulla torre fu innalzato il tricolore. Con la Restaurazione i Calcagnini rientrarono in possesso del palazzo marchionale. La cosiddetta “rocchetta”, le carceri e il giardino pubblico ricavato dopo la chiusura delle fosse castellane rimasero invece di proprietà del Comune. Nel 1938 su progetto dell’ingegnere Cesare Costa vennero demoliti gli edifici addossati al mastio e le antiche prigioni, e vennero rifatte le merlature di parte della cortina muraria. I bombardamenti della Seconda guerra mondiale danneggiarono gravemente il castello: crollò il tetto del mastio, adibito a rifugio antiaereo e il corpo principale della rocca venne colpito in più parti. Nel 1948 la rocca, fu acquistata dall’Amministrazione Comunale e furono restaurati e in gran parte rifatti il palazzo marchionale, l’ala occidentale, le torri sud-ovest e nord-ovest e alcuni tratti della cortina muraria. I lavori terminarono nel 1986 con il restauro del mastio e il rifacimento delle coperture.

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO
L’attuale chiesa parrocchiale, che sorge sull’area antistante la piazza del mercato in luogo dell’antico oratorio dedicato a San Rocco, derivò il titolo di San Bartolomeo dalla cappella interna del castello assumendo, intorno al 1575, la funzione di parrocchia cittadina. Già restaurata una prima volta nel 1688, essa venne radicalmente ristrutturata nel 1727 dall’architetto ducale di Pieve Modolena Gian Maria Ferraroni detto il “Brigo” (1662-1755), mentre la facciata fu portata a termine soltanto due secoli più tardi (1911) dall’ingegnere Carlo Castiglione su disegno di Luigi Alberto Gandini (1827-1906).Poverissima, in origine, di arredi liturgici e di suppellettili, la chiesa di San Bartolomeo andò arricchendosi di quadri e pale votive sin dagli inizi del XVII secolo grazie alla prodigalità delle Confraternite di S. Maria del Ponte, del SS. Sacramento, detta anche dell’Illuminaria per le funzioni che le erano attribuite, e della Madonna del Rosario, tutte fondate in San Bartolomeo negli ultimi anni del XVI secolo. A circa il 1656 risale la tela raffigurante la Madonna del Rosario già ritenuta, dalla storiografi a ottocentesca, la prima opera conosciuta del giovanissimo Bartolomeo Schedoni, ma recentemente restituita al lombardo Vincenzo Spisanelli (1595-1663). Sull’altare opposto, incastonata nella bella ancona eretta nel 1724, fi gura il dipinto con S. Antonio Abate e S. Mauro Eremita, eseguito da Oliviero Dauphin (1634-1683) intorno al 1683 per disposizione testamentaria di Pietro Gandini (1679). Di modesta fattura appare, invece, l’ovale del paliotto con l’immagine di S. Antonio Abate da ricondursi alla mano di Giovan Maria Cioni che, tra il 1723 ed il 1724, aveva affrescato un San Bartolomeo nel coro, andato distrutto durante l’ultimo conflitto.Alla produzione matura di Carlo Rizzi (1685-1759) appartiene il quadro, firmato e datato, col San Francesco che riceve le stimmate (1737) proveniente dal Conventino, a cui fa riscontro, sulla parete opposta, la recente acquisizione (1983) d’una libera trascrizione seicentesca della Natività dello Scarsellino dipinta per la cappella ducale degli Este ed ora conservata nelle collezioni della Galleria Estense.

VILLA GANDINI
La Villa Gandini è nota anche come Villa della Resistenza o Aggazzotti, rispettivamente dal nome del parco in cui è inserita e dal nome della famiglia che l’ha posseduta nei decenni centrali del secolo scorso. Al termine degli impegnativi lavori di restauro e consolidamento iniziati nel 1997 e terminati nel maggio 2000, che hanno restituito l’originario splendore all’edificio, l’Amministrazione Comunale, al fine di valorizzarne la storia, ha deciso di intitolare la villa in memoria della nobile famiglia che ne fu proprietaria dalla fine del Settecento, segnandone profondamente la vicenda architettonica e artistica. I Gandini, nobili modenesi legati alla corte estense, divennero proprietari dell’edificio a partire dal 1791; all’epoca, si trattava di un settecentesco casino di caccia, di dimensioni inferiori rispetto alle attuali. Fu Pietro Gandini (1796-1875), colto mecenate e collezionista, a promuoverne la trasformazione nelle odierne linee d’elegante classicismo. Egli affidò il progetto di ampliamento a Francesco Vandelli, architetto al servizio dei duchi d’Austria d’Este, la cui fama è legata al nuovo Teatro Comunale di Modena, inaugurato nel 1841. Accanto al Vandelli operarono nella villa, sempre su commissione di Pietro Gandini, altri artisti dell’ambito accademico modenese della Restaurazione: il pittore Domenico Baroni, discepolo del famoso Adeodato Malatesta, autore delle quattro tele di soggetto biblico nell’atrio; lo scultore scandianese Luigi Mainoni, che plasmò gli splendidi bassorilievi sulle porte della sala dei ricevimenti; Luigi Manzini, pittore modenese, che eseguì le otto scene bibliche nel ballatoio della stessa sala. Il soffitto ovale dell’atrio, che riprende la pianta elissoidale del vano, sottolineata dalla balconata in ferro battuto, accoglie una decorazione tardo neoclassica su temi mitologici, floreali e agresti, in sintonia con la funzione della villa, residenza estiva per lo svago; mentre gli elementi musicali alludono alla passione per la musica di alcuni esponenti della famiglia, come il compositore Alessandro Gandini. Una seconda fase di interventi è dovuta alla committenza del conte Luigi Alberto Gandini (1827 - 1906) nipote di Pietro, dal quale ereditò la villa nel 1871. Luigi Alberto, noto per aver costituito la famosa raccolta di tessuti antichi poi donata al Museo Civico di Modena, di cui fu anche direttore, affidò ad Andrea Becchi, decoratore e scenografo della scuola carpigiana, gli abbellimenti della sala da pranzo ovale e della sala dei ricevimenti. Nella sala da pranzo Becchi esplicò la sua vena di decoratore d’interni, ideando l’elegante arredo in rovere, e l’affrescatura di settori delle pareti e della volta elissoidale, seguendo un progetto di arredo globale di cui lasciò altri esempi importanti a Carpi e a Modena. Luigi Alberto lasciò la villa alla figlia Albertina, sposata al conte Filippo Salimbeni; la coppia non ebbe figli e, dopo un breve periodo in cui la proprietà passò ai Taracchini, ricchi possidenti terrieri, la villa pervenne agli Aggazzotti. L’acquirente Giulio Aggazzotti Cavazza ne mantenne la proprietà dal 1935 al 1959, provvide all’ammodernamento della villa, installando impianti idraulici e di riscaldamento e sostituendo pavimentazioni e rivestimenti. Negli anni ‘60, a Ludovico Aggazzotti Cavazza (1919-1998), nipote di Giulio, si deve un ulteriore riassetto dell’edificio; a questo periodo risale la collocazione delle due statue in materiale lapideo raffiguranti figure femminili, sul prospetto meridionale. Inoltre Ludovico commissionava al pittore modenese Uber Coppelli i quattro dipinti con scorci vedutistici nella sala dei ricevimenti, in sostituzione delle tele seicentesche con soggetti biblici ed evangelici del bolognese Girolamo Negri detto il Boccia, e una coppia di tele con scene di caccia, impiegate come sovraporta. In esterno venivano costruiti il campo da tennis e la piscina. Negli anni Settanta, la villa venne ceduta dalla famiglia Aggazzotti all’Amministrazione Comunale che ne fece la sede della Biblioteca Comunale.

PARCO DELLA RESISTENZA
Il parco copre una superficie di 106.266 mq. La parte storica ospita essenze arboree come la pluricentenaria farnia, i maestosi faggi e due notevoli esemplari di ginkgo biloba. Nei primi del Novecento furono realizzate aiuole a ridosso dell’edificio contenenti piante esotiche e fioriture annuali. Nel secondo dopoguerra Ludovico Aggazzotti fece costruire il laghetto/piscina sul lato est e il campo da tennis ora trasformato in pista da pattinaggio. Successivamente Daria Bertolani Marchetti, illustre botanica formiginese, sistemò una porzione del parco a “boschetti” secondo l’uso paesistico del giardino all’inglese.

ALTRI MONUMENTI
Villa Gandini, nota anche come Villa della Resistenza o Villa Aggazzotti, sede della biblioteca comunale;
Chiesa della SS. Annunciata;
Chiesa della Madonna del Ponte;
Torre dell'acquedotto, costruita durante il ventennio fascista, che è l'edificio più alto del Comune.

MANIFESTAZIONI
Il Carnevale dei Ragazzi, con il celebre discorso della famiglia Pavironica che chiude il carnevale del martedì;
La festa della Madonna del Carmine (Carmelo), il 16 luglio;
La fiera di San Lorenzo, il 10 agosto;
La sagra di San Bartolomeo, patrono del capoluogo, il 24 agosto; dal 2005 accompagnata dalla "Festa Medievale" e dai "Ludi";
Il "Settembre Formiginese", manifestazione con più di 30 anni di vita;
"Kart no War", corsa di kart organizzata annualmente dalla ONLUS "Rock no War" nell'ampio piazzale antistante il parco di Villa Gandini;
"La Maratona d'Italia - Memorial Enzo Ferrari" che parte da Maranello ed attraversa il territorio formiginese, prosegue per Modena e Soliera, infine arriva a Carpi.

MAGRETA
Le origini dell’abitato di Magreta risalgono al IX secolo, quando, secondo i documenti, vi risiedeva un massaro della chiesa di Modena. Da questa località era originaria una importante famiglia, i Da Magreta, che dal XII secolo partecipò attivamente alla vita politica del Comune di Modena, tanto che nel 1142 due dei sei consoli modenesi appartenevano proprio a questo casato. I Da Magreta dettero origine collateralmente al casato dei Della Rosa o Da Sassuolo, protagonista della politica locale fino al XV secolo. A partire dal XII secolo i rapporti tra i Comuni di Modena e Reggio Emilia si fecero sempre più aspri, soprattutto a causa delle contese sull’uso delle acque del Secchia, fino a che, nel 1201, le truppe del Comune di Modena vennero sconfitte presso il ponte di Sanguineto, sul canale di Corlo. Forse proprio in seguito all’esito di questa battaglia, il Comune di Modena decise di rafforzare i confini verso il reggiano edificando alcune fortezze e potenziando quelle esistenti e tra queste anche l’antico castrum di Magreta. I Da Magreta tennero il castello fino all’inizio del Quattrocento, quando passò al marchese Nicolò III d’Este, che lo donò nel 1434 alla figlia Margherita moglie di Galasso Pio di Carpi. Nel 1497 il duca Ercole diede l’investitura del castello al nobile modenese Giordano Pincetti. Dall’anno 1500 la villa e il castello di Magreta erano comprese nella giurisdizione dei Pio, che permutarono Carpi con Sassuolo ed altre pertinenze. Grazie ad un affresco dipinto alla fine del Cinquecento nella Sala delle Vedute del Castello di Spezzano, in cui sono raffigurati tutti i feudi di Marco Pio signore di Sassuolo, e ad una mappa del 1779, è possibile immaginare quale fosse l’aspetto del castello e del borgo di Magreta. I resti del castello, che si credeva scomparso, sono riemersi in recenti scavi archeologici presso i fabbricati ad ovest dell’attuale parrocchiale. Nelle strutture della chiesa parrocchiale di Magreta, risalenti all’inizio dell’Ottocento, è ancora visibile la facciata dell’antica chiesa di S. Maria in Castello. All’interno l’edificio è decorato da affreschi eseguiti nel 1881 dai pittori Baroni e Prandini. Di particolare rilevanza è la tela della “Crocifissione” attribuita a Francesco Madonnina (1560 ca.-1591) o al sassolese Domenico Carnevali (1524 ca.-1579). Le tracce della storia medievale e moderna di Magreta sono rintracciabili in alcuni edifici del territorio. Il complesso detto Canonica Vecchia, in via Mazzacavallo, risale nelle sue forme attuali al secolo XVIII, ma lì si trovava forse l’antica chiesa di San Faustino, distrutta da un incendio all’inizio del Settecento. La torre del Colombarone, situata lungo l’omonima via, è un edificio a cinque piani databile alla metà del Settecento, attorno al quale si sviluppa un nucleo di edifici disposti a corte chiusa risalenti al XVII secolo. Tra le ville padronali, degne di nota sono: Villa Carbonieri, in via Fossa, un edificio con altana centrale risalente forse all’inizio del Settecento, Villa Palmieri, in via Mazzacavallo, con un elegante colonnato a due ordini in stile neoclassico, e Villa Poli, in via Marzaglia, tipico esempio di residenza padronale di campagna del modenese. Merita una visita, infine, l’Oasi Naturalistica di Colombarone in prossimità del fiume Secchia.

ORIGINI E CENNI STORICI
Ai piedi della pianura modenese sulle prime pendici collinari si estende il territorio di Formigine, delimitato da due corsi d’acqua: il fiume Secchia e il torrente Tiepido. L’acqua da sempre è una delle principali fonti di ricchezza di questo territorio: fiumi e canali fin dalla preistoria costituirono i principali assi di comunicazione, sostituiti completamente solo in epoca moderna dalla viabilità stradale.
Lungo le rive dei canali, che hanno segnato il disegno urbano, sorgevano importanti attività produttive, quali mulini e cartiere.
Celebre infatti fin dal 1475 era il “Follo da carta di Formigine”, prodotto negli stabilimenti del vicino borgo di Casinalbo, e lungo il canale Corlo, sulla strada delle Radici, è ancora visibile il Mulino di Corlo, una struttura quattrocentesca in ciottoli rifatta in cotto nel Seicento.
La favorevole posizione geografica, nella fascia di alta pianura estesa a meridione di Modena, ha da sempre fatto sì che il territorio formiginese fosse destinato prevalentemente allo sfruttamento agricolo. Ne sono ancora testimonianza i ritrovamenti di ville rustiche di età romana e i tipici fabbricati rurali di mattoni con tetto a quattro falde.
Lo sviluppo del borgo di Formigine tuttavia è legato prevalentemente alla edificazione del castello, costruito dal Comune di Modena intorno al 1201 come presidio a difesa della frontiera reggiana insieme al castello di Marzaglia. Intorno alla fortezza si formò l’abitato, che già nel Trecento aveva raggiunto una certa consistenza.
Varie forze politiche se ne contesero il controllo. All’inizio del Trecento il castello si arrese a Francesco Pico, prelato papale, il quale lo affidò alla famiglia Adelardi, che lo tenne fino al 1394.
L’anno successivo il marchese Nicolò III d’Este concesse il feudo di Formigine a Marco Pio, signore di Carpi. Durante la signoria di questa influente famiglia il castello e il borgo furono interessati da numerose iniziative edilizie e decorative che restano ancora percepibili negli impianti attuali.
Al culmine della espansione dello stato dei Pio, tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, Formigine fu eletta a sede podestarile, insieme a Sassuolo, Spezzano, Brandola e Soliera.Nel 1599, dopo l’assassinio di Marco II Pio sotto il cui dominio la famiglia aveva raggiunto il massimo splendore, gli Estensi ripresero il diretto controllo di Formigine. Dalla fine del Cinquecento avrà inizio un progressivo decadimento dell’abitato di Formigine, ormai al margine degli interessi ducali, tanto da essere definito già alla fine del secolo una “bicoccola”.
Per questo il duca Francesco I verso la fine del 1648 cedette il feudo al marchese di Fusignano Mario Calcagnini, Maggiordomo Maggiore e Consigliere di Stato dello stesso duca. Il Settecento fu un secolo che determinò una svolta nella storia di Formigine.
I precari equilibri politici e i continui scontri tra gli eserciti dei più potenti stati europei resero necessario per lo stato estense il rafforzamento delle vie di comunicazione tra Modena e l’Italia Centrale.
Tra il 1738 e il 1752 fu aperta la via Vandelli, così denominata dal nome del suo progettista, il matematico Domenico Vandelli, che collegava la capitale del ducato con Massa e dunque con il mare. Il suo tracciato, disagevole e inadatto persino al traffico dei carri, fu rifatto pochi decenni dopo da un allievo del Vandelli, Pietro Giardini. La “Nuova Grande Strada per la Toscana”, inaugurata nel 1778, aprì nuove prospettive economiche e politiche per il ducato, ma anche il territorio di Formigine ne ebbe diverse conseguenze.
La strada ridisegnò l’urbanistica del borgo nel segno delle forme attuali, tagliando in due l’antica rocca e separando il nucleo antico del paese dai borghi orientali.
La facciata della chiesa della Annunziata, costruita nel 1643 su un precedente oratorio, dalla caratteristica decorazione rigata, fu ricostruita per lasciare il posto alla importante arteria stradale.
Tra Settecento e Ottocento prese avvio anche una serie di opere volte a migliorare il decoro urbano. Vennero colmate le fosse castellane, ormai del tutto inutili e malsane; molti edifici del centro e del territorio furono ristrutturati.
Furono rifatte ad esempio la chiesa parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo, e la Casa Speranza in corso Trento Trieste, le cui forme cinquecentesche vennero rimodernate nel 1885 dalla famiglia Fogliani.
Nella piazza la Loggia, un antico fabbricato in legno nel quale si teneva mercato, fu edificato in muratura nel 1859 su progetto dell’ingegnere Francesco Rampalli. La moderna espansione edilizia si è sviluppata soprattutto lungo la via Giardini, che rimane tuttora il fulcro dell’insediamento.
Molti antichi fabbricati sono stati nascosti tra le mura di cemento dei palazzi e degli stabilimenti industriali. Tuttavia una visita a Formigine riserva ad un viaggiatore attento non poche sorprese e la possibilità di riscoprire tracce del passato che vanno dal Medioevo fino all’età moderna: dal castello con le sue mura e le sue torri, fino a cappelle e oratori e alle sontuose ville padronali, abitate un tempo dai signori nei mesi estivi per ripararsi dal caldo cittadino.
DATI RIEPILOGATIVI

Popolazione Residente 30.073 (M 14.902, F 15.171)
Densità per Kmq: 640,1

CAP 41043
Prefisso Telefonico 059
Codice Istat 036015
Codice Catastale D711

Denominazione Abitanti formiginesi
Santo Patrono San Bartolomeo
Festa Patronale 24 agosto

Numero Famiglie 11.086
Numero Abitazioni 11.993

Il Comune di Formigine fa parte di:
Regione Agraria n. 6 - Pianura di Modena
Associazione dei Comuni Modenesi del Distretto Ceramico

Località e Frazioni di Formigine
Casinalbo, Colombaro, Colombarone, Corlo, Magreta, Ubersetto

Comuni Confinanti
Casalgrande (RE), Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Fiorano Modenese, Maranello, Modena, Sassuolo.

Il comune è gemellato con
Monte Urano (Fermo-Marche).

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CONSORZIO DEL PROSCIUTTO DI MODENA
Leonardi Aceto Balsamico - Azienda Agricola - Formigine
TERME DELLA SALVAROLA - SASSUOLO (MO)
SITCAR
ACETAIA LA BONISSIMA - Casinalbo di Formigine (Modena)
MONTORSI
CONSORZIO ACETO BALSAMICO DI MODENA