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Formìgine
è una città della provincia di Modena
e parte del Comprensorio Ceramico modenese. Dista
dal capoluogo Modena 10 km. È presente all'interno
dei confini comunali una fitta rete di piste ciclabili
che collegano le frazioni al capoluogo. Negli anni
'50 l'amministrazione comunale di Formigine rinunciò
a beneficiare delle agevolazioni fiscali alle imprese
che volessero investire in aree depresse. La decisione
di fatto evitò che a Formigine si insediassero
le industrie produttrici di piastrelle che, invece,
sono parte integrante del panorama dei comuni limitrofi
(Sassuolo e Fiorano Modenese in primis). La rinuncia
all'industrializzazione massiccia ha salvaguardato
il territorio sancendo la vocazione residenziale del
paese che, causa la controurbanizzazione sia di Modena
sia dell'area Sassolese, ha visto la propria popolazione
crescere rapidamente. Sul territorio comunale hanno
sede piccole e medie manifatture meccaniche indotto
tanto del vicino comprensorio ceramico quanto dell'industria
automobilistica. Rilevante peso occupa l'industria
alimentare che vanta marchi noti a livello nazionale
operanti nella macellazione suina. Formigine peraltro
non tradisce la propria vocazione agricola (frutta
e vigneti) e zootecnica (allevamenti di suini).
Il
Comune è attraversato in direzione Nord - Sud
dalla Strada Provinciale Pietro Giardini, un tempo
SS12 dell'Abetone e del Brennero, principale via di
collegamento con Modena e la montagna. Altra principale
arteria del paese è la SS 486 (del Passo delle
Radici) che, congiungendosi alla Strada Provinciale
Giardini in prossimità dell'abitato di Casinalbo,
collega Formigine a Sassuolo. Di recente costruzione
la strada a scorrimento veloce Modena-Fiorano (strada
a carreggiate separate con 2 corsie per senso di marcia)
collega Formigine alla tangenziale di Modena e quindi
all'Autostrada A1. La linea ferroviaria Modena - Sassuolo
(gestita dalla società FER) ha in Formigine
2 stazioni una nel capoluogo e un'altra al centro
della frazione Casinalbo.
ETIMOLOGIA
Deriva da forma con il significato di "fossa
d'acqua" con l'aggiunta del suffisso -ino o -ico.
IL
CASTELLO
La prima notizia dellesistenza del castello
di Formigine risale al 1201, anno in cui nei documenti
si legge che il Comune di Modena edificò
il castello di Formigine. La sua costruzione
si deve collegare allesigenza di rafforzare
le difese verso il confine reggiano; proprio in quellanno,
infatti, le truppe del Comune di Modena subirono una
rovinosa sconfitta presso il ponte di Sanguineto,
nei dintorni di Formigine, da parte del Comune di
Reggio. Gli scavi archeologici condotti allinterno
del complesso fortificato hanno riportato alla luce
i resti delloriginario castello duecentesco,
di pianta quadrata o rettangolare, delimitato da spesse
mura di ciottoli. In età comunale le incessanti
lotte tra le diverse fazioni politiche coinvolsero
anche Formigine, che vide passare sotto le mura del
castello continui movimenti di truppe. Nei primi anni
del Trecento, quando larea centro emiliana era
contesa tra il potere imperiale e quello papale, Formigine
si arrese al prelato Francesco Pico, che assunse la
custodia della fortezza. Tornato al Comune di Modena,
il castello fu governato dalla famiglia Adelardi,
che lo detenne con alterne vicende sino al 1394, quando
Nicolò III dEste lo consegnò al
capitano modenese Azzo da Castello. Durante la sua
brevissima signoria, Azzo da Castello apportò
probabilmente alcuni rifacimenti alla struttura fortifica,
in quanto Nicolò gli concesse di fabbricare
una rocca o una torre e di trasformare tutto il castello.
Morto Azzo nel 1395, Marco Pio signore di Carpi riuscì
ad occupare Formigine, che tenne fino al 1405, anno
in cui Nicolò III dEste gli concesse
il castello in feudo. La signoria dei Pio su Formigine
durerà per due secoli e segnerà la trasformazione
del castello da presidio militare a rocca signorile.
I Pio, il cui stemma è ancora visibile nella
rocca in un affresco che risale al XV secolo, portarono
la fortificazione ad assumere laspetto complessivo
che tuttora persiste. Il castello era circondato da
un perimetro quadrilatero di mura con torri angolari
e da un fossato profondo almeno tre metri; a difesa
della porta di accesso fu innalzata una torre, lattuale
torre dellOrologio. Allinterno del recinto
fortificato fu costruito il palazzo marchionale, la
residenza del signore, e continuava ad essere impiegata
la chiesa dedicata a San Bartolomeo, con lannesso
cimitero, demolita alla fine del Cinquecento. Sul
finire del XV secolo tra Giberto e Alberto Pio, figli
rispettivamente di Marco e Leonello, nacque unaspra
contesa ereditaria risolta solo grazie allintervento
e alla mediazione di Ercole I dEste. Il duca
nel 1496 divise lo stato dei Pio tra i due eredi,
assegnando Formigine insieme a Soliera, Spezzano e
Brandola, a Giberto Pio. Lo stesso duca nel 1499,
in cambio di alcuni territori del possesso di Carpi,
diede a Giberto, Casinalbo, Corlo, Corletto e, nel
1603, anche Colombaro. Nel 1506 Alessandro Pio di
Savoia successe al padre Giberto e riorganizzò
lo stato, dividendolo in cinque podesterie; quella
di Formigine comprendeva, oltre al castello e ai borghi,
Magreta, Casinalbo, Corletto e Montale. Lo stato dei
Pio finì con lassassinio di Marco Pio
II, ucciso nel 1599 da una archibugiata mentre rientrava
da una visita al Palazzo Ducale di Modena. Il duca
Cesare dEste, sospettato di avere commissionato
lomicidio, prese possesso di tutte le terre
dello stato di Sassuolo e tra queste anche di Formigine.
Da allora il castello, che rimase podesteria sotto
il controllo del governatore di Sassuolo, fu residenza
di un podestà nominato direttamente dal duca.
Nei primi anni del Seicento la rocca dovette andare
progressivamente in rovina, ormai al margine degli
interessi ducali, tanto che le cronache la definivano
una bicoccola. Nel 1640 il duca Francesco
I concesse Formigine in feudo al fratello, il vescovo
di Modena Obizzo dEste. La rocca riprese vita
e a spese del Comune furono rifatti i ponti levatoi
e le porte. Morto Obizzo, Formigine tornò alla
Camera Ducale di Modena fino al 1648, quando lo stesso
Francesco I concesse la podesteria di Formigine, in
cambio di quella di Cavriago, al nobile ferrarese
Mario Calcagnini, suo Maggiordomo e Consigliere di
Stato, che divenne marchese di Formigine e conte di
Maranello. Nel 1673 per ordine del marchese Calcagnini
fu rifatto il ponte levatoio, utilizzato fino ai primi
anni del Settecento, quando il Comune cominciò
a fare colmare le fosse. Nel Settecento tra la torre
dellOrologio e la torre sud orientale fu edificato
un corpo di fabbrica destinato a prigioni. Scoppiata
la Rivoluzione Francese nel 1796 Formigine seguì
le sorti di Modena e venne inclusa nel Distretto del
Panaro della Repubblica Cisalpina. Una delegazione
del governo modenese si recò nella rocca, che
divenne sede della municipalità e sulla torre
fu innalzato il tricolore. Con la Restaurazione i
Calcagnini rientrarono in possesso del palazzo marchionale.
La cosiddetta rocchetta, le carceri e
il giardino pubblico ricavato dopo la chiusura delle
fosse castellane rimasero invece di proprietà
del Comune. Nel 1938 su progetto dellingegnere
Cesare Costa vennero demoliti gli edifici addossati
al mastio e le antiche prigioni, e vennero rifatte
le merlature di parte della cortina muraria. I bombardamenti
della Seconda guerra mondiale danneggiarono gravemente
il castello: crollò il tetto del mastio, adibito
a rifugio antiaereo e il corpo principale della rocca
venne colpito in più parti. Nel 1948 la rocca,
fu acquistata dallAmministrazione Comunale e
furono restaurati e in gran parte rifatti il palazzo
marchionale, lala occidentale, le torri sud-ovest
e nord-ovest e alcuni tratti della cortina muraria.
I lavori terminarono nel 1986 con il restauro del
mastio e il rifacimento delle coperture.
CHIESA
PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO
Lattuale
chiesa parrocchiale, che sorge sullarea antistante
la piazza del mercato in luogo dellantico oratorio
dedicato a San Rocco, derivò il titolo di San
Bartolomeo dalla cappella interna del castello assumendo,
intorno al 1575, la funzione di parrocchia cittadina.
Già restaurata una prima volta nel 1688, essa
venne radicalmente ristrutturata nel 1727 dallarchitetto
ducale di Pieve Modolena Gian Maria Ferraroni detto
il Brigo (1662-1755), mentre la facciata
fu portata a termine soltanto due secoli più
tardi (1911) dallingegnere Carlo Castiglione
su disegno di Luigi Alberto Gandini (1827-1906).Poverissima,
in origine, di arredi liturgici e di suppellettili,
la chiesa di San Bartolomeo andò arricchendosi
di quadri e pale votive sin dagli inizi del XVII secolo
grazie alla prodigalità delle Confraternite
di S. Maria del Ponte, del SS. Sacramento, detta anche
dellIlluminaria per le funzioni che le erano
attribuite, e della Madonna del Rosario, tutte fondate
in San Bartolomeo negli ultimi anni del XVI secolo.
A circa il 1656 risale la tela raffigurante la Madonna
del Rosario già ritenuta, dalla storiografi
a ottocentesca, la prima opera conosciuta del giovanissimo
Bartolomeo Schedoni, ma recentemente restituita al
lombardo Vincenzo Spisanelli (1595-1663). Sullaltare
opposto, incastonata nella bella ancona eretta nel
1724, fi gura il dipinto con S. Antonio Abate e S.
Mauro Eremita, eseguito da Oliviero Dauphin (1634-1683)
intorno al 1683 per disposizione testamentaria di
Pietro Gandini (1679). Di modesta fattura appare,
invece, lovale del paliotto con limmagine
di S. Antonio Abate da ricondursi alla mano di Giovan
Maria Cioni che, tra il 1723 ed il 1724, aveva affrescato
un San Bartolomeo nel coro, andato distrutto durante
lultimo conflitto.Alla produzione matura di
Carlo Rizzi (1685-1759) appartiene il quadro, firmato
e datato, col San Francesco che riceve le stimmate
(1737) proveniente dal Conventino, a cui fa riscontro,
sulla parete opposta, la recente acquisizione (1983)
duna libera trascrizione seicentesca della Natività
dello Scarsellino dipinta per la cappella ducale degli
Este ed ora conservata nelle collezioni della Galleria
Estense.
VILLA
GANDINI
La Villa Gandini è nota anche come Villa della
Resistenza o Aggazzotti, rispettivamente dal nome
del parco in cui è inserita e dal nome della
famiglia che lha posseduta nei decenni centrali
del secolo scorso. Al termine degli impegnativi lavori
di restauro e consolidamento iniziati nel 1997 e terminati
nel maggio 2000, che hanno restituito loriginario
splendore alledificio, lAmministrazione
Comunale, al fine di valorizzarne la storia, ha deciso
di intitolare la villa in memoria della nobile famiglia
che ne fu proprietaria dalla fine del Settecento,
segnandone profondamente la vicenda architettonica
e artistica. I Gandini, nobili modenesi legati alla
corte estense, divennero proprietari delledificio
a partire dal 1791; allepoca, si trattava di
un settecentesco casino di caccia, di dimensioni inferiori
rispetto alle attuali. Fu Pietro Gandini (1796-1875),
colto mecenate e collezionista, a promuoverne la trasformazione
nelle odierne linee delegante classicismo. Egli
affidò il progetto di ampliamento a Francesco
Vandelli, architetto al servizio dei duchi dAustria
dEste, la cui fama è legata al nuovo
Teatro Comunale di Modena, inaugurato nel 1841. Accanto
al Vandelli operarono nella villa, sempre su commissione
di Pietro Gandini, altri artisti dellambito
accademico modenese della Restaurazione: il pittore
Domenico Baroni, discepolo del famoso Adeodato Malatesta,
autore delle quattro tele di soggetto biblico nellatrio;
lo scultore scandianese Luigi Mainoni, che plasmò
gli splendidi bassorilievi sulle porte della sala
dei ricevimenti; Luigi Manzini, pittore modenese,
che eseguì le otto scene bibliche nel ballatoio
della stessa sala. Il soffitto ovale dellatrio,
che riprende la pianta elissoidale del vano, sottolineata
dalla balconata in ferro battuto, accoglie una decorazione
tardo neoclassica su temi mitologici, floreali e agresti,
in sintonia con la funzione della villa, residenza
estiva per lo svago; mentre gli elementi musicali
alludono alla passione per la musica di alcuni esponenti
della famiglia, come il compositore Alessandro Gandini.
Una seconda fase di interventi è dovuta alla
committenza del conte Luigi Alberto Gandini (1827
- 1906) nipote di Pietro, dal quale ereditò
la villa nel 1871. Luigi Alberto, noto per aver costituito
la famosa raccolta di tessuti antichi poi donata al
Museo Civico di Modena, di cui fu anche direttore,
affidò ad Andrea Becchi, decoratore e scenografo
della scuola carpigiana, gli abbellimenti della sala
da pranzo ovale e della sala dei ricevimenti. Nella
sala da pranzo Becchi esplicò la sua vena di
decoratore dinterni, ideando lelegante
arredo in rovere, e laffrescatura di settori
delle pareti e della volta elissoidale, seguendo un
progetto di arredo globale di cui lasciò altri
esempi importanti a Carpi e a Modena. Luigi Alberto
lasciò la villa alla figlia Albertina, sposata
al conte Filippo Salimbeni; la coppia non ebbe figli
e, dopo un breve periodo in cui la proprietà
passò ai Taracchini, ricchi possidenti terrieri,
la villa pervenne agli Aggazzotti. Lacquirente
Giulio Aggazzotti Cavazza ne mantenne la proprietà
dal 1935 al 1959, provvide allammodernamento
della villa, installando impianti idraulici e di riscaldamento
e sostituendo pavimentazioni e rivestimenti. Negli
anni 60, a Ludovico Aggazzotti Cavazza (1919-1998),
nipote di Giulio, si deve un ulteriore riassetto delledificio;
a questo periodo risale la collocazione delle due
statue in materiale lapideo raffiguranti figure femminili,
sul prospetto meridionale. Inoltre Ludovico commissionava
al pittore modenese Uber Coppelli i quattro dipinti
con scorci vedutistici nella sala dei ricevimenti,
in sostituzione delle tele seicentesche con soggetti
biblici ed evangelici del bolognese Girolamo Negri
detto il Boccia, e una coppia di tele con scene di
caccia, impiegate come sovraporta. In esterno venivano
costruiti il campo da tennis e la piscina. Negli anni
Settanta, la villa venne ceduta dalla famiglia Aggazzotti
allAmministrazione Comunale che ne fece la sede
della Biblioteca Comunale.
PARCO
DELLA RESISTENZA
Il parco copre una superficie di 106.266 mq. La parte
storica ospita essenze arboree come la pluricentenaria
farnia, i maestosi faggi e due notevoli esemplari
di ginkgo biloba. Nei primi del Novecento furono realizzate
aiuole a ridosso delledificio contenenti piante
esotiche e fioriture annuali. Nel secondo dopoguerra
Ludovico Aggazzotti fece costruire il laghetto/piscina
sul lato est e il campo da tennis ora trasformato
in pista da pattinaggio. Successivamente Daria Bertolani
Marchetti, illustre botanica formiginese, sistemò
una porzione del parco a boschetti secondo
luso paesistico del giardino allinglese.
ALTRI
MONUMENTI
Villa Gandini, nota anche come Villa della Resistenza
o Villa Aggazzotti, sede della biblioteca comunale;
Chiesa della SS. Annunciata;
Chiesa della Madonna del Ponte;
Torre dell'acquedotto, costruita durante il ventennio
fascista, che è l'edificio più alto
del Comune.
MANIFESTAZIONI
Il Carnevale dei Ragazzi, con il celebre discorso
della famiglia Pavironica che chiude il carnevale
del martedì;
La festa della Madonna del Carmine (Carmelo), il 16
luglio;
La fiera di San Lorenzo, il 10 agosto;
La sagra di San Bartolomeo, patrono del capoluogo,
il 24 agosto; dal 2005 accompagnata dalla "Festa
Medievale" e dai "Ludi";
Il "Settembre Formiginese", manifestazione
con più di 30 anni di vita;
"Kart no War", corsa di kart organizzata
annualmente dalla ONLUS "Rock no War" nell'ampio
piazzale antistante il parco di Villa Gandini;
"La Maratona d'Italia - Memorial Enzo Ferrari"
che parte da Maranello ed attraversa il territorio
formiginese, prosegue per Modena e Soliera, infine
arriva a Carpi.
MAGRETA
Le origini dellabitato di Magreta risalgono
al IX secolo, quando, secondo i documenti, vi risiedeva
un massaro della chiesa di Modena. Da questa località
era originaria una importante famiglia, i Da Magreta,
che dal XII secolo partecipò attivamente alla
vita politica del Comune di Modena, tanto che nel
1142 due dei sei consoli modenesi appartenevano proprio
a questo casato. I Da Magreta dettero origine collateralmente
al casato dei Della Rosa o Da Sassuolo, protagonista
della politica locale fino al XV secolo. A partire
dal XII secolo i rapporti tra i Comuni di Modena e
Reggio Emilia si fecero sempre più aspri, soprattutto
a causa delle contese sulluso delle acque del
Secchia, fino a che, nel 1201, le truppe del Comune
di Modena vennero sconfitte presso il ponte di Sanguineto,
sul canale di Corlo. Forse proprio in seguito allesito
di questa battaglia, il Comune di Modena decise di
rafforzare i confini verso il reggiano edificando
alcune fortezze e potenziando quelle esistenti e tra
queste anche lantico castrum di Magreta. I Da
Magreta tennero il castello fino allinizio del
Quattrocento, quando passò al marchese Nicolò
III dEste, che lo donò nel 1434 alla
figlia Margherita moglie di Galasso Pio di Carpi.
Nel 1497 il duca Ercole diede linvestitura del
castello al nobile modenese Giordano Pincetti. Dallanno
1500 la villa e il castello di Magreta erano comprese
nella giurisdizione dei Pio, che permutarono Carpi
con Sassuolo ed altre pertinenze. Grazie ad un affresco
dipinto alla fine del Cinquecento nella Sala delle
Vedute del Castello di Spezzano, in cui sono raffigurati
tutti i feudi di Marco Pio signore di Sassuolo, e
ad una mappa del 1779, è possibile immaginare
quale fosse laspetto del castello e del borgo
di Magreta. I resti del castello, che si credeva scomparso,
sono riemersi in recenti scavi archeologici presso
i fabbricati ad ovest dellattuale parrocchiale.
Nelle strutture della chiesa parrocchiale di Magreta,
risalenti allinizio dellOttocento, è
ancora visibile la facciata dellantica chiesa
di S. Maria in Castello. Allinterno ledificio
è decorato da affreschi eseguiti nel 1881 dai
pittori Baroni e Prandini. Di particolare rilevanza
è la tela della Crocifissione attribuita
a Francesco Madonnina (1560 ca.-1591) o al sassolese
Domenico Carnevali (1524 ca.-1579). Le tracce della
storia medievale e moderna di Magreta sono rintracciabili
in alcuni edifici del territorio. Il complesso detto
Canonica Vecchia, in via Mazzacavallo, risale nelle
sue forme attuali al secolo XVIII, ma lì si
trovava forse lantica chiesa di San Faustino,
distrutta da un incendio allinizio del Settecento.
La torre del Colombarone, situata lungo lomonima
via, è un edificio a cinque piani databile
alla metà del Settecento, attorno al quale
si sviluppa un nucleo di edifici disposti a corte
chiusa risalenti al XVII secolo. Tra le ville padronali,
degne di nota sono: Villa Carbonieri, in via Fossa,
un edificio con altana centrale risalente forse allinizio
del Settecento, Villa Palmieri, in via Mazzacavallo,
con un elegante colonnato a due ordini in stile neoclassico,
e Villa Poli, in via Marzaglia, tipico esempio di
residenza padronale di campagna del modenese. Merita
una visita, infine, lOasi Naturalistica di Colombarone
in prossimità del fiume Secchia.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Ai piedi della pianura modenese sulle prime pendici
collinari si estende il territorio di Formigine, delimitato
da due corsi dacqua: il fiume Secchia e il torrente
Tiepido. Lacqua da sempre è una delle principali
fonti di ricchezza di questo territorio: fiumi e canali
fin dalla preistoria costituirono i principali assi
di comunicazione, sostituiti completamente solo in epoca
moderna dalla viabilità stradale.
Lungo le rive dei canali, che hanno segnato il disegno
urbano, sorgevano importanti attività produttive,
quali mulini e cartiere.
Celebre infatti fin dal 1475 era il Follo da carta
di Formigine, prodotto negli stabilimenti del
vicino borgo di Casinalbo, e lungo il canale Corlo,
sulla strada delle Radici, è ancora visibile
il Mulino di Corlo, una struttura quattrocentesca in
ciottoli rifatta in cotto nel Seicento.
La favorevole posizione geografica, nella fascia di
alta pianura estesa a meridione di Modena, ha da sempre
fatto sì che il territorio formiginese fosse
destinato prevalentemente allo sfruttamento agricolo.
Ne sono ancora testimonianza i ritrovamenti di ville
rustiche di età romana e i tipici fabbricati
rurali di mattoni con tetto a quattro falde.
Lo sviluppo del borgo di Formigine tuttavia è
legato prevalentemente alla edificazione del castello,
costruito dal Comune di Modena intorno al 1201 come
presidio a difesa della frontiera reggiana insieme al
castello di Marzaglia. Intorno alla fortezza si formò
labitato, che già nel Trecento aveva raggiunto
una certa consistenza.
Varie forze politiche se ne contesero il controllo.
Allinizio del Trecento il castello si arrese a
Francesco Pico, prelato papale, il quale lo affidò
alla famiglia Adelardi, che lo tenne fino al 1394.
Lanno successivo il marchese Nicolò III
dEste concesse il feudo di Formigine a Marco Pio,
signore di Carpi. Durante la signoria di questa influente
famiglia il castello e il borgo furono interessati da
numerose iniziative edilizie e decorative che restano
ancora percepibili negli impianti attuali.
Al culmine della espansione dello stato dei Pio, tra
la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento,
Formigine fu eletta a sede podestarile, insieme a Sassuolo,
Spezzano, Brandola e Soliera.Nel 1599, dopo lassassinio
di Marco II Pio sotto il cui dominio la famiglia aveva
raggiunto il massimo splendore, gli Estensi ripresero
il diretto controllo di Formigine. Dalla fine del Cinquecento
avrà inizio un progressivo decadimento dellabitato
di Formigine, ormai al margine degli interessi ducali,
tanto da essere definito già alla fine del secolo
una bicoccola.
Per questo il duca Francesco I verso la fine del 1648
cedette il feudo al marchese di Fusignano Mario Calcagnini,
Maggiordomo Maggiore e Consigliere di Stato dello stesso
duca. Il Settecento fu un secolo che determinò
una svolta nella storia di Formigine.
I precari equilibri politici e i continui scontri tra
gli eserciti dei più potenti stati europei resero
necessario per lo stato estense il rafforzamento delle
vie di comunicazione tra Modena e lItalia Centrale.
Tra il 1738 e il 1752 fu aperta la via Vandelli, così
denominata dal nome del suo progettista, il matematico
Domenico Vandelli, che collegava la capitale del ducato
con Massa e dunque con il mare. Il suo tracciato, disagevole
e inadatto persino al traffico dei carri, fu rifatto
pochi decenni dopo da un allievo del Vandelli, Pietro
Giardini. La Nuova Grande Strada per la Toscana,
inaugurata nel 1778, aprì nuove prospettive economiche
e politiche per il ducato, ma anche il territorio di
Formigine ne ebbe diverse conseguenze.
La strada ridisegnò lurbanistica del borgo
nel segno delle forme attuali, tagliando in due lantica
rocca e separando il nucleo antico del paese dai borghi
orientali.
La facciata della chiesa della Annunziata, costruita
nel 1643 su un precedente oratorio, dalla caratteristica
decorazione rigata, fu ricostruita per lasciare il posto
alla importante arteria stradale.
Tra Settecento e Ottocento prese avvio anche una serie
di opere volte a migliorare il decoro urbano. Vennero
colmate le fosse castellane, ormai del tutto inutili
e malsane; molti edifici del centro e del territorio
furono ristrutturati.
Furono rifatte ad esempio la chiesa parrocchiale, dedicata
a San Bartolomeo, e la Casa Speranza in corso Trento
Trieste, le cui forme cinquecentesche vennero rimodernate
nel 1885 dalla famiglia Fogliani.
Nella piazza la Loggia, un antico fabbricato in legno
nel quale si teneva mercato, fu edificato in muratura
nel 1859 su progetto dellingegnere Francesco Rampalli.
La moderna espansione edilizia si è sviluppata
soprattutto lungo la via Giardini, che rimane tuttora
il fulcro dellinsediamento.
Molti antichi fabbricati sono stati nascosti tra le
mura di cemento dei palazzi e degli stabilimenti industriali.
Tuttavia una visita a Formigine riserva ad un viaggiatore
attento non poche sorprese e la possibilità di
riscoprire tracce del passato che vanno dal Medioevo
fino alletà moderna: dal castello con le
sue mura e le sue torri, fino a cappelle e oratori e
alle sontuose ville padronali, abitate un tempo dai
signori nei mesi estivi per ripararsi dal caldo cittadino.
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Popolazione
Residente 30.073 (M 14.902, F 15.171)
Densità per Kmq: 640,1
CAP
41043
Prefisso Telefonico 059
Codice Istat 036015
Codice Catastale D711
Denominazione
Abitanti formiginesi
Santo Patrono San Bartolomeo
Festa Patronale 24 agosto
Numero
Famiglie 11.086
Numero Abitazioni 11.993
Il Comune di Formigine fa parte di:
Regione Agraria n. 6 - Pianura di Modena
Associazione dei Comuni Modenesi del Distretto
Ceramico
Località e Frazioni di Formigine
Casinalbo, Colombaro, Colombarone, Corlo, Magreta,
Ubersetto
Comuni Confinanti
Casalgrande (RE), Castelnuovo Rangone, Castelvetro
di Modena, Fiorano Modenese, Maranello, Modena,
Sassuolo.
Il
comune è gemellato con
Monte Urano (Fermo-Marche).
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