Coriano
è un comune della provincia di Rimini.
ETIMOLOGIA
Deriva dal nome latino di persona Corius o Corilius
con l'aggiunta del suffisso -anus.
SAN
PATRIGNANO
La comunità di San Patrignano è una
delle più importanti comunità di recupero
di tossicodipendenti d'Italia. Fu fondata nel 1978
da Vincenzo Muccioli, prese il nome dalla strada del
comune di Coriano in provincia di Rimini dove ha sede.
Circa a metà degli anni '70 Muccioli, mentre
moglie e figli continuano a risiedere a Rimini, si
trasferisce in un piccolo podere nel comune di Coriano
donatogli dalla famiglia della moglie per potersi
dedicare più a fondo allallevamento di
pregiate razze canine e allagricoltura. La via
di accesso a questo podere si chiama san Patrignano,
da cui alla fine degli anni '70 prenderà il
nome la comunità terapeutica destinata a diventare
in seguito la più grande dEuropa. Nella
prima metà degli anni 70, nello stesso
luogo, Muccioli si era interessato insieme ad alcuni
amici alla parapsicologia e allo spiritismo, creando
il gruppo del "Cenacolo" (nel quale lo stesso
Muccioli ricopriva il ruolo di medium), dedito dellassistenza
ai malati e alla medicina naturale. Il gruppo si avvicina
così direttamente alle problematiche del disagio
e dellemarginazione e alcuni suoi membri collaboreranno
con Muccioli alla creazione di San Patrignano. NellItalia
degli anni 70 questo voleva dire soprattutto
tossicodipendenza, un problema di fronte al quale
non esistevano allepoca risposte concrete ed
efficaci. Nel novembre del 1978 nella casa di campagna
di Muccioli entra quella che sarà la prima
ospite della comunità, una giovane tossicodipendente
trentina, figlia di amici di famiglia. Nel giro di
poco tempo vengono accolti molti ragazzi che chiedono
aiuto. Il 31 ottobre dello stesso anno, quando il
numero degli ospiti è arrivato ormai a trenta,
viene costituita la cooperativa di San Patrignano
che ha come suo obiettivo principale fornire assistenza
gratuita ai tossicodipendenti ed agli emarginati.
Nel 1985 Muccioli ed i familiari rinunciano alle loro
proprietà ed ai diritti ereditari, donandoli
alla Fondazione San Patrignano costituita quellanno.
Da quel giorno, la comunità, per espressa scelta
di Vincenzo Muccioli, appartiene a tutti coloro che
vi operano e vivono o che ad essa si rivolgono in
cerca di sostegno e di aiuto. Loperato del fondatore
della comunità è sempre stato ispirato
ai princìpi e valori che facevano parte della
sua formazione culturale ed umana, come il rispetto
per la vita e la dignità delluomo. Non
a caso il modello di riferimento attorno a cui è
cresciuta e si è sviluppata la comunità
è stato quello della famiglia, di un luogo
cioè dove la qualità del rapporto e
delle relazioni fra le persone riproducesse la profondità
e lintensità di un vero nucleo familiare.
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista
Chiesa Madonna Addolorata
Chiesa di Santa Maria Assunta (in frazione Mulazzano)
MUSEI
Museo "Elisabetta Renzi"
STRUTTURE
SPORTIVE
Palazzetto dello Sport "Marco Simoncelli"
(ex PalaCoriano), ora dedicato allo scomparso Marco
Simoncelli (Cattolica, 20 gennaio 1987 Sepang,
23 ottobre 2011), pilota motociclistico italiano,
campione del mondo della classe 250 nel 2008. Conosciuto
fra gli appassionati con il nomignolo di SuperSic,
è morto a soli 24 anni durante il Gran Premio
della Malesia, disputatosi sul circuito di Sepang.
A seguito della richiesta di tifosi ed appassionati,
il 2 novembre 2011 è stato deciso di intitolare
il Misano World Circuit alla sua memoria.
LOCALITA'
E FRAZIONI
Passano, Pedrolara, Sant'Andrea in Besanigo (località
di Sant'Andrea in Besanigo: Puglie).
Ospedaletto (località di Ospedaletto: Pian
della Pieve, Cavallino , San Patrignano, Fienile,
Monte Tauro, Vecciano, Vallecchio)
Cerasolo (località di Cerasolo: Cerasolo Ausa)
Mulazzano
CERASOLO
E' una frazione del comune di Coriano (RN). È
attraversata dalla SS 72, che collega Rimini con il
confine di stato sammarinese, e anche dal torrente
Ausa, il quale dà il nome alla località
di Cerasolo Ausa (o Cerasolo sull'Ausa). Dal 1463
si trova al confine con la Repubblica di San Marino,
precisamente con le curazie di Rovereta, Falciano
e Dogana, appartenenti al Castello di Serravalle.
Ha avuto uno sviluppo dal dopoguerra in avanti che
ha portato nella frazione molti centri commerciali
e banche sia italiane, sia sammarinesi. Tra i luoghi
di interesse artistico è da citare la chiesa
parrocchiale che contiene una Madonna con Bambino
di autore anonimo del XVI secolo. Nella frazione ha
sede una squadra di calcio, l'A.C. Cerasolo, che milita
attualmente nel campionato di Terza Categoria. Nella
frazione inoltre si trova un cimitero con i caduti
Gurkha della Battaglia di Monte Pulito (San Marino).
I
CASTELLI
Verso
la fine del 1200 "Mastin Vecchio" Malatesta
riuscì a stabilire la propria signoria su Rimini.
I tre figli (Gianciotto, Malatestino dell'Occhio,
Pandolfo I) consolidarono nel tempo il potere della
famiglia, ed allargarono i confini della signoria
acquisendo castelli e territori dalla Chiesa di Ravenna
e/o strappandoli ad altri (cioè i Montefeltro).
I Malatesta divennero signori del territorio corianese
nel 1300. Le ricerche su questo periodo sono ancora
in corso: quelle che seguono sono le informazioni
ora disponibili sui 7 castelli del corianese.
Coriano
"Villa Corliani" entra nei possedimenti
dei Malatesta nel 1356, quando lo Chiesa ravennate
cede/affitta molti luoghi fortificati delle zone pesaresi
e riminesi di Malatesta Guastafamiglia. Oltre a Coriano
(che a quel tempo era solo un villaggio fortificato),
le cessioni comprendevano anche Montecolombo, Montescudo,
Croce. Mancano documenti sulla costruzione del castello,
ma la si può far risalire al 1300, e le prime
ristrutturazioni al 1144 (quando Sigismondo Pandolfo
Malatesta si occupò dei lavori anche in altre
rocche del riminese). La prima descrizione che abbiamo
è del 1504 e, anche in questo caso, del provveditore
Malipiero: "Castello lontano da Arimino miglia
8, circundato da un muro cum la scarpa alta passa
7, el coridor alto pié 5, volgi passa 194.
In dicto castello habita famiglie 3. Ha una porta."
Papa Clemente VII nel 1528 assegnò il castello
ai fratelli Giovanni e Roberto Sassatelli di Imola:
rimase di loro proprietà fino al 1580; lo stemma
della famiglia è ancora oggi infisso sul portone
del Castello ed è nel gonfalone del Comune.
Dal 1800 alla Seconda Guerra Mondiale, quando il conflitto
bellico causò importanti danni, il comune di
Coriano destinò gli edifici della rocca a vari
usi di carattere pubblico. Nel dopoguerra, in parallelo
all'abbandono della popolazione che si spostava verso
la costa, il Castello fu lasciato in avanzato stato
di degrado. Dopo alcuni interventi urbanistici inadatti,
negli ultimi decenni si è proceduto al restauro
ed al risanamento della rocca sotto il patrocinio
della Soprintendenza e le Belle Arti, apportando un
positivo recupero all'edificio. Si è da poco
conclusa una campagna di scavi durata due anni (1999/2000)
che ha portato alla luce manufatti, antiche fondamenta
e il fossato.
Passano
Castrum Passani risulta essere, dai documenti rinvenuti,
l'edificio più antico del comune: da documentazione
della Chiesa ravennate risulta che venne concesso
da Papa Lucio II alla Chiesa Riminese nel 1141. Passò
poi nelle mani del Comune di Rimini e dopo, nel 1361,
ai Malatesta; questa cessione è probabilmente
inquadrata nell'ottica di quelle fatte dal Papa a
seguito del contributo dato dai Malatesta all'esercito
Papale nella conquista di Forlì (1359) e Bologna
(1360). Nel 1363 una bolla papale di Urbano V prorogava
i vicariati malatestiani di un decennio a favore di
Malatesto Antico, di Galeotto e, per discendenza,
di Pandolfo II e di Malatesta Ungaro. Successivamente
il castello appartenne e Sigismondo Pandolfo Malatesta
e dopo al figlio Roberto. Il Castello sorgeva sul
poggio di Passano che sovrastava il Rio delle Fornaci,
sul quale negli anni scorsi è stato costruito
un edificio utilizzando i resti dello fortezze: qui
si possono ancora notare le fondamenta e le basi murarie.
Vecciano
Quando, nel 1352, venne eletto Papa, Innocenzo VI
volle portare ordine e disciplina negli ordini religiosi
e nei territori della Chiesa, in particolare in quelli
della Romagna. A questo compito fu chiamato il cardinale
Egidio Albornoz. Fino ad allora le terre di Romagna
erano soggette all'arbitrio dei Manfredi (a Faenza),
degli Ordelaffi (a Forlì), di Galeotto e Malatesta
(a Rimini). Nel 1351 i Malatesta furono scomunicati
e già un anno dopo un esercito papale marciò
contro di loro e li sconfisse a Paterno (nelle Marche);
Rimini fu posta sotto assedio. I Malatesta chiesero
perdono al Papa e si allearono con le forze del cardinale
Albornoz per sconfiggere i Manfredi e gli Ordelaffi.
Nello stesso anno (1355) Castrum Viciani si ribellò
a Rimini, per sottomettersi alla Santa Sede; nel 1358
il Papa Innocenzo VI lo concedette ai Malatesta. Mancano
notizie certe, ma è probabile che il castello
venne demolito, in quanto nel 1371 Vecciano venne
censito come "villa". Oggi una casa colonica
sorge sulle fondamenta dello rocca, di cui conserva
ancora i sotterranei.
Monte
Tauro
Fin dal 1200 Castrum Montis Tauri appartiene al Comune
di Rimini, fuori dalla giurisdizione degli arcivescovi
di Ravenna. Le poche notizie che abbiamo di questo
castello riguardano la proprietà dei Malatesta
prima, e dei veneziani dopo (1503). Il castello era
costruito sul poggio che sovrasta il corso del Marano;
sui ruderi erano stati costruiti alcuni fabbricati,
oggi scomparsi.
Mulazzano
Come Monte Tauro, anche Castrum Mulatiati era proprietà
del Comune di Rimini, non degli arcivescovi di Ravenna.
Parte della sua storia lo accomuna alle vicende di
Vecciano: per gli stessi motivi nel 1355 si sottomise
alla Santa Sede, che nel 1358, per mano di Innocenzo
VI, lo concesse a Galeotto Malatesta. La proprietà
restò dei Malatesta fino al 1468 quando, alla
morte di Sigismondo Pandolfo Malatesta, venne occupato
da Federico di Montefeltro. Per un breve periodo passò
ad Alessandro Sforza, per poi tornare ai Montefeltro
già nel 1469. I Malatesta, nella persona di
Roberto Malatesta, tentarono vanamente di impossessarsi
del castello, che però rimase ai Montefeltro.
Nei primi anni del 1500 il castello passò nelle
mani dei Veneziani; risale a questo periodo la descrizione
che fece il provveditore veneto Malipiero: "castello
circundato de muro alto passi 9, ha le fosse larghe
passa 4, volgi passa 150. Ha una porta.". Ai
Veneziani succedettero i Malatesta e nel 1517 venne
espugnato e saccheggiato dal nuovo signore del Ducato
di Urbino, Francesco Maria della Rovere. A causa della
Seconda Guerra Mondiale e di diversi lavori di sistemazione
del manto stradale, oggi rimangono solo pochi resti
del Castello: tratti della cinta muraria e della cisterna.
Cerasolo
Il castello era fuori dalla giurisdizione degli arcivescovi
di Ravenna, ed apparteneva al Comune di Rimini. La
costruzione di Castrum Ceresolo risale al 1200 e le
sue vicende dei primo ventennio del 1300 sono legate
alla guerre tra i guelfi (capeggiati da Pandolfo Malatesta)
e ghibellini (conti di Montefeltro). Gli scontri sono
un susseguirsi incessante di assalti, devastazioni
e rappresaglie: furono i ghibellini che riuscirono
ad espugnare e distruggere completamente il castello.
La ricostruzione fu opera di Galeotto Malatesta nei
1380; la proprietà restò dei Malatesta
fino al 1469, anno in cui fu occupato dalla Santa
Sede e da Federico da Montefeltro poi. Nel 1504 il
castello fu occupato dai Veneziani, ed il provveditore
Malipiero ci fornisce questa descrizione: "Castello
lontano da Arimino miglia 4 quale è in colline,
circunda de muro alto passo 8, senza fosse, volgi
passa 110, nel quale habita 3 poveri huomini in tempo
di pace, de li quali uno è vicecapitano. In
tempo de guerra. tutti gli homini de la lurisdictione
sua se reduno in quello. Ha una porta.". Oggi
sono visibili i resti dell'antica costruzione, incorporati
nelle abitazioni costruite successivamente, poggianti
sulla restante cinta muraria.
Besanigo
Conosciuto come Tumba de Sant'Andrea, fu costruito
da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 1430. Alla sua
morte passò al figlio Roberto (1468). Nei primi
anni del 1500 fu occupato dai Veneziani, dai Montefeltro
poi e dal Comune di Rimini infine. Nel 1517, nella
stessa occasione in cui fu saccheggiato Mulazzano,
venne espugnato e distrutto per mano di Francesco
Maria della Rovere. Sono oggi ancora visibili gli
imponenti resti della cinta muraria.