Civitella
di Romagna è un comune di 3.783 abitanti della
provincia di Forlì-Cesena.
Storia
Civitella è un piccolo paese situato nella
valle del Bidente. La data di fondazione è
ignota e potrebbe risalire agli Etruschi o ai Romani,
ma le prime citazioni del nome risalgono a documenti
dell'anno 757. compaiono i primi documenti dove viene
citato anche il nome del paese. Nel 963 vi sono documenti
che attestano che il paese era formato da case di
contadini, diversi casati di monaci e il castello
in possesso dell'abate. Negli anni seguenti, soprattutto
nel 1204 si susseguirono scosse di terremoto molto
forti. Il 14 novembre 1277 Civitella venne occupata
dai guelfi fiorentini, insieme a Pianetto, Valdoppio,
Valcopra e Montevecchio. Un altro terremoto nel 1279
distrusse labbazia di S. Ellero e lesionò
al castello civitellese. Il paese viene strappato
al rettore papale dai ghibellini forlivesi, per mettere
in difficoltà il conte di Valbona e i suoi
alleati. Pochi anni dopo, allincirca nel 1289,
Stefano Colonna, retore papale, acquistò o
si fece assegnare diversi feudi, tra cui Civitella.
Nel 1302, Civitella viene assegnata a Francesco di
Orso Orsini, dalla famiglia del Legato Papale. Due
anni dopo Forlì tentò di riprenderla,
ma senza successo. Nel 1316 fu luogo di unimportante
scontro tra guelfi e ghibellini dietro il colle del
Girone. Alla fine della battaglia risultarono deceduti
più di 30 cavalieri ghibellini e altrettanti
fanti. I guelfi di Firenze nel 1375-1378 cercano di
impedire al Papato il possesso dei comuni e dei feudi
cercando di fare una serie di alleanze. Civitella
non risultò subito coinvolta nel conflitto,
ma in seguito venne pian piano coinvolto nella battaglia
e ottenne il possesso del feudo di Andraino della
famiglia degli Umbertini, famiglia molto potente tra
il 1304 e il 1393. In questultimo anno, Civitella
viene concessa in feudo a Bonifacio IX. Nel 1403-1404
Civitella fu assediata dai fiorentini: l'assedio non
ebbe successo, e Civitella ritornò sotto il
dominio papale. L'amministrazione fu affidata a Carlo
Malatesta di Rimini. I Malatesta dominarono il paese
fino al 1463. Il 7 aprile 1463 il podestà papale
in carica, persona molto irascibile, maltrattò
parecchie volte un abitante del paese e decise di
ucciderlo. La popolazione insorse contro il podestà,
scatenando una cruenta rappresaglia da parte dell'autorità
papale. Concluse le ostilità, nel 1482 il paese
ricevette il titolo di contea. Nel XVI secolo Civitella
fu coinvolta negli assedi di Cusercoli a causa di
Caterina Sforza, che tuttavia non raggiunse mai Civitella
e non ebbe mai il possesso del castello. Nel 1527
i Lanzichenecchi passarono per il paese, saccheggiandolo
e commettendo violenze per vendicarsi del loro capo
ucciso. Il 1 aprile 1556 avvenne una presunta apparizione
della Beata Vergine della Suasia ad un abitante di
Civitella, Pasquino da Vignale. Per celebrare l'evento
si diede il via alla costruzione di un santuario,
iniziato con la posa della prima pietra il 27 luglio
e giunto a conclusione dopo circa 7 mesi. Esso fu
dato in custodia all'ordine dei Servi di Maria, esistenti
fino al 1797. Verso il 1580, Civitella tornò
nelle mani della Santa Sede, dopo essere stata riscattata
dal pontefice Gregorio XIII. Cominciò un periodo
di crisi, dominato dalla carestia dovuta alla mancanza
di grano e ad un terremoto che causò 100 vittime.
Anche negli anni seguenti, fra il 1587 e il 1597 la
carestia non diede tregua. Agli inizi del XVII secolo
nel paese si diffuse la piaga del contrabbando, soprattutto
di grano e bestiame, praticata da popolani così
come dai nobili locali. Nel 1661 vi fu un altro terremoto
che colpì la Romagna, che uccise più
di 120 persone e distrusse totalmente il piccolo paese.
L'unico edificio sopravvissuto fu il santuario della
Madonna. La crisi del terremoto peggiorò ulteriormente
le condizioni di vita, spingendo la gente verso la
pratica del contrabbando per avere sostentamento.
A partire dal 1718 si hanno notizie del carnevale,
in cui i ricchi indulgevano in feste mascherate mentre
ai poveri veniva distribuito del grano. Di nuovo nel
1722 si profilò lo spettro di una carestia
per via di un cattivo raccolto, scongiurata con i
raccolti dell'anno successivo: dai documenti dell'epoca
risulta che l'abbondanza spinse i governatori ad avanzare
richieste curiose, ad esempio bacche di ginepro in
gran quantità. A partire dal 1732 venne tassato
il consumo di tabacco e di acquavite al posto del
vino, poiché questi vizi stavano cominciando
a diffondersi tra il popolo. Nella seconda metà
del XVIII secolo i furti nei campi e il contrabbando
erano diffusi, e vennero imposte pene dure anche per
i reati minori. Per debellare malviventi e briganti
che proliferavano nelle campagne, nel 1803-1809 venne
avanzata la proposta di creare una Guardia Nazionale
di Campagna. Tra il 1813 e il 1815 viene riaperta
la dogana. Nel 1815, col Congresso di Vienna, Civitella
venne di nuovo accorpata allo Stato Pontificio, Civitella
venne riunita con il comune di Cusercoli.
Feste
e Sagre
Fiera dei Santi: si svolge il 1 novembre. Vi è
una grande mostra-mercato di bovini, suini, ovini
e caprini, assieme ad un grande mercato lungo le vie
del paese.
Carnevale civitellese: sfilata di carri allegorici
che si svolge dal 1961 due domeniche di febbraio.
Sagra della cilegia: si svolge l'ultima domenca di
giugno. Vengono messe in mostra le varietà
di ciliegie dei coltivatori della zona.
Via Crucis: sacra rappresentazione che si svolge in
aprile.
Il santuario della B.V. della Suasia
Le
4 apparizioni della Madonna
Vicino
al torrente della Suasia si trova una maestà
con un affresco della Madonna col Bambino in braccio.
Pasquino Da Vignale, un bambino orfano di 11 anni,
si recava spesso lì, a pregare dicendo qualche
Ave Maria, mentre badava il gregge di pecore. Mercoledì
1 aprile 1556, Pasquino dopo la messa nella chiesa
di S. Maria in Borgo, si recò alla Maestà
della Suasia per recitare il rosario, stava per andarsene
quando udì una voce: Vieni un po
qua! . Rassomigliava alle voci dei paesani,
ma, Pasquino si gira e vede una donna giovane, piccola,
con la veste azzurra e il velo bianco sulle spalle
e la cuffia, coi merletti, bianca sul capo. E
seduta sulla piccola mensa dellaltare e con
le mani si appoggia sulla stessa, stando leggermente
protesa in avanti. La Donna continua a parlare e si
fa avanti con una strana richiesta: Va dal
padrone di questa terra e digli che mi dia un pezzo
di essa per fare una chiesa.. Pasquino ,dallo
spavento, rimase a letto con febbre alta e cecità
quasi totale provocata come da un forte bagliore.
Il mercoledì successivo Pasquino si reca alla
Maestà a recitare il rosario ma la Madonna
non si fa più rivedere. Mercoledì 15
vi ritorna, non vede nulla, ma sente la voce della
Madonna che con parole dure gli dice: Se tu
non ritornerai con la risposta tu non hai altro motivo
per ritornare qui. La domenica successiva Pasquino
si reca con la madre dalla signora Isabella, vedova
Amaducci, proprietaria della terra assieme ai figli
per chiedere il pezzo di terra per la chiesa. La donna
è molto contenta di donare la propria terra
per edificarvi una chiesa, ma aspetta che il figlio
maggiore ritorni da Bologna. Al suo ritorno, luomo
dona molto volentieri il suo pezzo di terra, al contrario
oggi quasi nessuno donerebbe un pezzo di terra per
una chiesa. Il mercoledì 22 aprile Pasquino
è molto soddisfatto e si reca nuovamente alla
maestà, e seduta sulla mensa si trova Maria
che leva la mano destra in atteggiamento benedicente
ma non con la palma aperta come fa il sacerdote, bensì
con le due dita lunghe distese come fa il Papa. Riferendosi
al figli di Isabella, Vincenzo, la Madonna dice a
Pasquino: Dì che mi dia la sua parte,che
si cominci presto la chiesa, che non mancherà
niente.. le parole della Vergine sono piuttosto
dure, ma Pasquino ormai è abituato a pochi
complimenti. Pasquino torna alla Maestà sabato
25 per rivedere la donna. Ella si manifesta con solennità,
appoggiata allaltare con le braccia alte ed
aperte e con le palme distese, proclama il suo messaggio:
Dirai che si digiuni il mercoledì, il
venerdì e il sabato, che si preghi mio figlio
che sostenga il mondo perché io non ne posso
più.. Il mercoledì 29 aprile,
dopo che nel piccolo paese si è sparsa la notizia
delle apparizioni,la folla si reca con Pasquino alla
maestà. Il popolo non ha problemi a credere
alle parole di Pasquino, mentre ai giorni nostri,
le persone che hanno visioni vengono definite ciarlatani.
Si recita il rosario e al madonna riappare nuovamente,
per lultima volta, solo a Pasquino. E
seduta sullaltare e con la mano sinistra si
appoggia su di esso. Imparte la benedizione con la
palme della mano destra tutta distesa come fa il sacerdote.
Pasquino chiede alla Madonna di mostrarsi al popolo
ma ella scompare senza dir nulla. La folla senza vedere
e udire nulla, hanno sentito un gran tremore e arricciamento
di carne e di capelli e pianti di tenerezza coinvolgevano
molti. La Madonna ha concesso molte grazie; la prima
e quella di ricevere tanti soldi per la costruzione
del santuario.
La
costruzione del Santuario La prima pietra fu posata
il 27 luglio 1556. La pianta della chiesa è
a forma di croce greca . quando si entra nelledificio,
non si ha davanti un altare, ma laltra uscita.
Questo succede perché un tempo i civitellesi
in processione entravano, sostavano davanti allimmagine
e poi uscivano. Una grazia che Maria ha concesso e
stata la rapida costruzione del santuario in soli
7 mesi. Grazie anche alla collaborazione di tutti
i paesani. Larchitetto fu Zenobi Lastricati,
nato a Firenze nel 1508 e morto nel 1590. Per la cottura
dei mattoni viene costruito un forno che viene chiamato
La fornace della Madonna. Il 27 luglio
1595, la chiesa fu consacrata. Inglobava la celletta
dove era stata dipinta ad affresco limmagine
della Madonna di un ignoto pittore di scuola toscana.
Nel 1666 la celletta fu distrutta non prima di aver
tolto laffresco dal muro e averlo trasferito
sopra laltare maggiore. Visto che questultimo
e fatto di legno, nel settembre 1780 prese fuoco e
bruciò anche un quadro della Natività
di Maria Santissima. Limmagine di Maria sopra
laltare fortunatamente non ebbe lesioni. Ancora,
nel 1786, un fulmine introdotto dal campanile, annientò
tutti gli oggetti di metallo tranne le corone e gli
ornamenti delle SS. Immagini. Più avanti laltare
di legno fu sostituito da uno di marmo proveniente
da una chiesa di Cesena. Nel 1800 circa, lantico
organo del 1600, fu sostituito da quello attuale,
costruito nel 1734 a Bologna e restaurato questanno
in occasione del grande avvenimento. Al 1883 risalgono
i lavori di restauro e decoro della cupola, mentre
nel 1906 la facciata fu rimaneggiata e alcuni anni
dopo fu costruita la grande cupola. Nel 1956 il professo
De Carolis staccò definitivamente la S. Immagine
dal muro, per portarla in processione. Nel 1575 i
Servi di Maria entrarono ad abitare nel Santuario
ma alcuni secoli dopo vennero sostituiti dai priori
della Confraternita.
Decorazioni
artistiche Al suo interno vi sono numerosissime opere
darte anche molto pregiate. Laffresco
della Beata Vergine della Suasia è di autore
ignoto, forse romagnolo o faentino, risalente al XV
secolo. La datazione tuttavia non è così
certa, condizionata com'è dai numerosi interventi
di restauro a cui la sacra immagine è stata
soggetta nel corso dei secoli. Anticamente dipinta
nella cella delle apparizioni oggi è collocata
sull'altare maggiore. Cristo sulla croce con S.Giovanni,
Maddalena e S.Luca, olio su tela, attribuito a Giovanni
Battista Ramenghi detto Bagnacavallo il Giovane, inizio
del XVII secolo. Altri lo attribuiscono a Denis Calvaer,
pittore fiammingo che operava nel bolognese nella
prima metà del XVII secolo. Madonna col Bambino
e Santi Barbara, Andrea e Lorenzo, olio su tela, di
Filippo Pasquali di scuola bolognese, dell'inizio
del XVII secolo. Madonna col Bambino fra Angeli musicanti,
olio su tela, di tarda maniera veneta, prima metà
del XVII secolo, firmata "Hier. Veron",
Girolamo Veronese. Vi è anche un'altra pala
del Girolamo Veronese: la Vergine col Bambino e Santi.
Un altro bel dipinto è lincoronazione
della Vergine fra i Santi Agostino e Monica risalente
al XVII sec e di autori ignoti. Si può anche
ammirare una pregevole statua delladdolorata
del 1795 del plasticatore faentino Giovanni Battista
Ballanti detto il Graziani. Da segnalare anche una
croce di marmo posta sotto laltare che servì
per il giubileo di Urbano VIII. I due dipinti raffiguranti
lapparizione della Vergine a Pasquino e il terremoto
del 1661 sono di Silvio Gordini, lo stesso che decorò
il teatro Golfarelli. Anche tutte le decorazioni interne
sono state dipinte da lui.
Chiesa
di Santa Maria in Borgo
Collocata
all'esterno dell'antico castello s'incontra sulla
sinistra entrando in paese. Fu consacrata il 6 settembre
1705 da monsignor Missiroli, vescovo di Bertinoro
che in seguito all'annullamento del Nullius di S.Ellero
aveva da poco acquisto la parrocchia. Ma la prebenda,
come si apprende dai registri, risale a tempi più
antichi, tuttavia divenne arcipretale solo nel 1731,
allorché il Pontefice, su istanza del clero
locale elevò la parrocchia a Collegiata. Questo
edificio di culto era la sede di ben quattro confraternite.
Un tempo la parrocchia era un antico ospedale che
ospitava malati e mendicanti, ma anche partorienti
e viaggiatori. Infatti sul retro, dove oggi vi è
il giardino di una casa si trovava il cimitero parrocchiale.
È dedicata a S.Michele Arcangelo, patrono del
paese. Di impianto settecentesco la chiesa deve il
suo assetto attuale ad un restauro effettuato nel
1918, dopo il forte terremoto del 1661 che distrusse
tutto il paese. Voglio ricordare che durante questo
tragico terremoto, dove morirono 120 persone, nel
paese si tenevano le lezioni perciò morirono
20 alunni col maestro. Lunico edificio a rimanere
illeso fu il santuario della Suasia mentre il resto
delle case crollarono e le chiese rimasero molto danneggiate.
Decorazioni
artistiche Allinterno si può ammirare
la deposizione dalla Croce e i Sette Santi Fondatori
dei Servi di Maria olio su tela, attribuito al Graziani.
Opera della fine del XVIII secolo. Collocata un tempo
nella Chiesa del Castello è stata recentemente
restaurata e collocata all'interno della Chiesa Parrocchiale.
La statua di San Michele Arcangelo e posta allinterno
della chiesa ed è molto venerata. Si trova
anche la Madonna del Ponte, un quadro famoso per i
miracoli e una pala daltare raffigurante San
Domenico di pittore anonimo risalente agli inizi del
XVIII sec. Lacquasantiera (Visibile all'interno
del salone parrocchiale) risale all'XI secolo e proviene
dalla Chiesa della Bonalda, ubicata poco al di sopra
del centro abitato di Voltre. Si tratta di un'opera
in pietra fregiata da quattro piccole teste umane
scolpite negli angoli ricavata da un capitello romano.
Chiesa del Castello o di SantAntonio
Questa
chiesa è dedicata a SantAntonio da Padova
ed è la più antica del paese. Infatti
risale alla metà del XVII sec. Linterno
è in stile barocco, molto bello con pregevoli
stucchi di valore. La chiesa ha bisogno ancora di
qualche intervento di ristrutturazione perché
vi sono parecchie scrostature nei muri e dei frammenti
di stucco sono caduti. Gli stucchi sono stati fatti
da Antonio Martinetti e risalgono al 1719, periodo
in cui si trovava a Civitella. La chiesa era stata
edificata dalla confraternita delle Sacre Stimmate
di San Francesco nel 1658 grazie alle offerte dei
fedeli, ma nel 1661 a causa del terremoto venne quasi
del tutto rifatta. Al suo interno vi sono tre altari
dedicati a SantAntonio, San Luigi Gonzaga e
alla Madonna del Carmine. La Confraternita delle Sacre
Stimmate di San Francesco era serviva a soccorrere
con opere di carità le persone bisognose. I
soci della Confraternita dovevano vestire in modo
sobrio e modesto per non offendere il Signore, mentre
durante le processioni avevano una tunica di colore
cenere.
Decorazioni
artistiche Sullaltare Maggiore è collocata
una grande decorazione di stucco e legno che raffigura
ai lati le statue delle virtù, Obbedienza e
Castità e in alto angeli musicanti e cherubini.
In una nicchia chiusa da una porta di legno, vi è
la statua della Madonna del Carmine opera di un artista
toscano del 700. La statua viene portata ogni
anno in processione, per le strade del castello. Un
tempo questa processione veniva fatta tutti gli anni
ma da qualche tempo non veniva più svolta.
Invece questanno si è ripreso a seguire
la bella tradizione. Negli altari vi sono dipinti
molto belli ma di autore ignoto. In più si
può notare una piccola statuetta antica raffigurante
San Francesco. In uno degli altari ai lati vi è
un quadrino in cui vi è ritratto SantEmidio,
patrono di Ascoli Piceno.
Oratorio
di San Filippo
L'oratorio
di san San Filippo è una piccola chiesetta
situata in via G. Mazzini. all'interno vi è
un bel quadro di autore ignoto rappresentante San
Filippo Neri.
Frazioni
:
Castagnolo
Cigno
Civorio
Collina
Cusercoli
Giaggiolo
Nespoli
Petrella
San Paolo
Seggio
Seguno
Voltre