Castelvetro
Piacentino è un comune della provincia di Piacenza.
Situato sulla sponda destra del fiume Po, gravita
sostanzialmente sulla città di Cremona, al
cui municipio apparteneva in età romana.
ETIMOLOGIA
Chiamato in passato Castel Vetere, deriva dal latino
castrum (castello) e vetus, veteris (vecchio). Mentre
la specifica 'Piacentino' si riferisce chiaramente
alla zona di appartenenza.
DA
VEDERE
Due sono gli elementi principali di interesse per
il territorio di Castelvetro Piacentino, la Chiesa
di S. Giovanni Battista, riedificata nel '700 e il
Palazzo Comunale del 1912 progettato da A. Meazza
con caratteristiche neogotiche. All'interno della
chiesa è presente lo storico organo Pacifico
Inzoli. Lo strumento fu costruito nel 1881 (Op.28),
come attesta una targhetta posta sopra la tastiera.
Sul retro del corpo è riportata la seguente
incisione: "Premiata pontificia Fabbrica d'Organi
/ Cav. Pacifico Inzoli 1881". I
documenti d'archivio attestano la presenza di un organo
prima di quello attuale. Già nel 1874 si parla
di "rinnovazione dell'organo" definita "da
tempo reclamata". Nel 1878 la Fabbriceria, dopo
un lascito insufficiente all'acquisto di un nuovo
strumento, si rivolge alla popolazione; nel 1879 si
decise di chiedere dei preventivi; nel 1880 Pacifico
Inzoli stilò due proposte. Nonostante le difficoltà
della Parrocchia nel reperimento dei fondi si giunse
all'inaugurazione ufficiale dello strumento, avvenuta
nell'inverno 1881 ad opera del Maestro Gaetano Mascardi,
che ebbe parola di lode per l'opera da lui collaudata.
Nel 1884 l'organo era interamente pagato. Nei dintorni
è possibile visitare a San Pedretto la Chiesa
di S. Pietro e a Mazzano Chitantolo il Santuario della
Madonna di Lourdes. Nessuna traccia del castello e
nemmeno della chiesa che diede il nome alla piccola
frazione di Croce Santo Spirito, un tempo appartenuta
a Cremona.
ORIGINI
ED ETIMOLOGIA
Castelvetro ebbe origine da un avamposto sorto sui
resti di fortificazioni altomedioevali, il "castrum
vetus". L'opera di bonifica della zona, per cui
l'agricoltura, insieme al commercio ed all'industria,
costituisce il fondamento dell'economia della zona,
fu cominciata dai monaci dell'abbazia di Nonàntola
e poi perfezionata dai Benedettini di Chiaravalle,
conferendole, con i potenti argini, i caratteri tipici
più della campagna lombarda. Castelvetro ha
un territorio che comprende le frazioni di Croce S.Spirito,
San Giuliano e San Benedetto.
Denominazione appropriata del paese sarebbe quella
di Castelvecchio, da Castrum vetus, come esso veniva
anticamente chiamato. La dizione primitiva si mutò
in quella di Castelvetro, che costituisce una deformazione
dell'altra, perché da Castrum vetus derivò
la forma latina volgarizzata Castellum vetus, divenuta
Castelvetus per abbreviazione ed italianizzata in
Castelvetro.
L'origine del paese si riallaccia alla costruzione
in luogo di una fortezza romana contemporanea forse
a quella di Zibello fatta erigere da Marco Bruto,
pretore della provincia di Cremona, quale baluardo
a difesa dell'impero dopo la sconfitta dei Galli da
parte del console Marco Aurelio.
CENNI STORICI
Già nel sec. XIII la fortezza era ridotta,
con le mura che la cingevano, ad un ammasso di rovine,
come si rileva da un documento dell'archivio comunale
di Cremona dell'11 febbraio 1221, pubblicato dall'Astegiano.
Il primo documento che accenni all'esistenza del borgo
è una pergamena cremonese del 15 ottobre 1055:
riguarda l'investitura a favore dei canonici della
cattedrale di Cremona, da parte dell'imperatore carolingio
Enrico, di terreni posti in varie località,
fra le quali, appunto, Castelvetro, che agli stessi
canonici appartenne a lungo.
Appare evidente che sia il Comune che la Chiesa di
Cremona tenevano possedimenti in Castelvetro; soprattutto
la Chiesa, che li amministrava per il tramite dei
suoi vassalli Sommi e Bonifaci, nella parte più
a sud, e Dovara.
L'Astegiano, sulla scorta dei documenti in dotazione
dell'archivio comunale di Cremona, afferma infatti
che l'espandersi della diocesi cremonese sulla destra
del Po nei luoghi che nel 1601 passarono alla diocesi
di Borgo San Donnino fu conseguenza dei possedimenti
acquistati dalla Chiesa e delle conquiste del Comune;
e precisa che Castelvetro faceva parte ancor prima
d'una delle corti donate dai carolingi all'episcopio
cremonese.
Non è possibile stabilire con esattezza i confini
dell'antica corte di Castelvetro, ma essi non dovevano
comprendere una zona molto vasta se questa era circoscritta
fra Croce S. Spirito, considerata sobborgo della città,
San Giuliano e Monticelli d'Ongina. In un atto dell'imperatore
Berengario (an. 916-921) Monticelli d'Ongina veniva
distinta come un ampio possedimento dell'episcopio
cremonese e San Giuliano come una delle vaste pievi
dello stesso episcopio. Se ne deduce che l'estensione
territoriale della corte di Castelvetro fosse quella
dell'attuale capoluogo, fatta esclusione di Croce
S. Spirito e per di più, a quel tempo, limitata
nella parte a settentrione dal ramo vivo del Po denominato
Pausiolo, che, oltre l'attuale crocevia della statale
Due Ponti, seguiva il tracciato del cavo Morta.
Storicamente, Castelvetro seguì le sorti di
Cremona durante il governo episcopale e comunale;
incorporata poi allo Stato Pallavicino, assorbita
dal Ducato di Milano, passò infine sotto la
giurisdizione dei Farnese, che nel 1698 la cocessero
in investitura al marchese Federico Coppalati. Un
esponente di questa famiglia, Don Gherardo, fu parroco
di Castelvetro dal 1724 al 1745. I Coppalati mantennero
il possesso di Castelvetro sino agli inizi del 1800;
estintasi in quel tempo la famiglia con la marchesa
Carolina, moglie del marchese Pavesi Negri, il feudo
tornò a far parte del Ducato di Parma e Piacenza
sino all'unità d'Italia.
L'erezione del paese a capoluogo del comune, compreso
nel circondario di Monticelli d'Ongina, risale al
15 giugno 1814 e fu confermata dalla granduchessa
Maria Luigia l'11 giugno 1820.