Alseno
è un comune della provincia di Piacenza.
ETIMOLOGIA
Deriva dal latino sinus (avvallamento) in riferimento
ad un antico fiume o ad un antica strada.
FORTEZZA
DI CASTELNUOVO FOGLIANI
Il percorso turistico lungo il territorio di Alseno
non puo' dimenticare il castello medioevale di Castelnuovo
Fogliani, con un vero aspetto di residenza signorile.
Questo borgo castellano, chiamato in antichità
Montebello sorge all'inizio della valle dell' Ongina.
Già arrivando dalla strada statale non puo'
sfuggire la vista della folta vegetazione e lo spiccare
della maestosa torre preromanica. La storia del borgo
è inizialmente legata alla nobile famiglia
dei Della Porta, poi dei visconti e, dopo varie vicessitudini
a Sforza Fogliani a cui appartenne per oltre quattro
secoli. Da qui anche la modifica del toponimo in Castelnuovo.La
forma attuale di tutto il complesso di edifici fu
raggiunta circa nel settecento durante il restauro
voluto dal marchese Giovanni Sforza Fogliani ad opera
del famoso architetto Vanvitelli. La fortezza medioevale
si presenta come una fastosa residenza con una facciata
di stile neoclassica racchiusa in un imponente parco.
Il complesso fu donato nel 1925 alla Santa Sede dall'ultima
duchessa Sforza Fogliani e oggi è adibito a
casa d'accoglienza per seminari e convegni. L'interno
è ricco di saloni raffinati dipinti preziosi
di vari generi fra cui non si puo' non evidenziare
quella affrescata da Giuseppe Natali. Sempre di origine
vanvitelliana è anche la chiesa della frazione
di Castelnuovo Fogliani dedicata a San Biagio eretta
anch'essa nella seconda metà del settecento
in sostituzione della precedente demolita.
ABBAZIA
DI CHIARAVALLE DELLA COLOMBA
LAbbazia di Chiaravalle della Colomba, che sorge
non lontano da Alseno, nella pianura piacentina, assomma
in sé la veneranda realtà della più
celebre presenza cistercense nella regione emiliana
e il prestigio di stupendo monumento dellarte
medioevale. La fondazione ufficiale si attribuisce
al solenne documento dell11 aprile 1136
espressamente chiamato «institutionis paginam»
con il quale Arduino, vescovo di Piacenza,
concede al monastero i primi beni terrieri. Atre donazioni
vennero da due potenti signori della zona, i marchesi
Oberto Pallavicino e Corrado Cavalcabò. La
«institutionis paginam» già cita
il nuovo nome dellantico Careto, luogo desolato
nella selvosa e paludosa landa padana, ricordandone
il titolo di «Colomba». Vorrebbe la leggenda
che una bianca colomba avesse delineato con pagliuzze,
dinanzi agli occhi dei monaci, il perimetro dellerigendo
complesso religioso. In realtà è probabile
che lintitolazione a «Santa Maria della
Colomba» (nome dedicatorio autentico della basilica
e del monastero) si riferisca al mistero dellAnnunciazione,
armonizzandosi così molto bene con la spiritualità
cistercense. Questa riflessione ci riporta direttamente
alla persona del fondatore San Bernardo, il grande
abate di Clairvaux (Claravallis) cui Dante nella Commedia
fa pronunciare la celebre cantica «Vergine Madre
figlia de tuo Figlio», il quale dopo
la riforma benedettina sgorgata su finire del sec.
XI dal monastero di Cîteaux (Cistercium), e
che privilegiava il lavoro manuale si era portato
gruppi di monaci in Lombardia per aprire stazioni
di bonifica nelle zone più povere. Come aveva
accolto le suppliche dei milanesi, il 22 luglio 1135,
istituendo labbazia di S. Maria di Roveniano
(lodierna Chiaravalle Milanese), così
pochi mesi dopo accolse quelle di Arduino, con il
suo clero e il suo popolo, insediando alcuni confratelli
nei già citati luoghi campestri. A S. Maria
della Colomba spetta dunque la gloria della filiazione
diretta dal grande riformatore della spiritualità
dell«ora et labora». Il 7 febbraio
1137 Innocenzo II indirizza a San Bernardo stesso
il primo privilegio papale riguardante il monastero,
mentre il medesimo verrà accolto sotto la protezione
della Sede Apostolica con un atto del pontefice Lucio
II, datato dal Laterano il 12 luglio 1144. Lantica
facciata, visibile nella parte alta, e preceduta dallavamportico
trecentesco; permane tuttavia la struttura a salienti
e la corona degli archetti pensili. Il più
tardo rosone vi si incastona armonicamente. Lavamportico,
con le sue triplici luci, rafforza il carattere simbolico
trinitario della pianta basilicale; sotto le sue volte,
prima dellaccesso nella chiesa, si trova unarca
tombale che fu a lungo reputata sepolcro di Oberto
Pallavicino, ed ora invece dei primi Abati. Linterno,
terminato agli inizi del 200, ci mostra la vera
primizia dellarchitettura cistercense in Italia,
dai severi caratteri borgognoni, con il gioco espressivo
delle nervature e i grandi costoloni pensili. Le proporzioni
sono piuttosto vaste: 65 metri di lunghezza, 20 di
larghezza e oltre 20 di altezza. Queste misure confermano
la presenza di un gran numero di monaci sin dagli
anni della fondazione. Limpianto romanico a
tre navate si sviluppa in altezza secondo un precoce
carattere di transizione al gotico. San Bernardo,
nemico della «ridicula monstruositas»
del bestiario medioevale, impose una architettura
essenziale, priva di sculture e di decorazioni. La
navata centrale si sviluppa per quattro grandi campate
e ledificio sacro termina in conformità
al modello abbaziale con coro e transetto.
Le finestre attuali, più ampie, non corrispondono
a quelle primitive. La «legenda» della
piantina identifica le cappelle più importanti
della Basilica. Nel coro e visibile il dipinto murale
di scuola raffaellesca che si trovava nellAula
Capitolare. Negli stipiti delle cappellette del transetto
si scorgono, incassati nel muro, quattro pregevoli
ritratti di santi: San Benedetto, Santo Stefano, i
Santi Pietro e Paolo, e Santa Maddalena. Dal transetto
destro parte la scala che comunicava direttamente
con il soprastante dormitorio dei Monaci coristi.
Lo straordinario gioiello di Chiaravalle della Colomba
è il chiostro trecentesco. Culmine qualitativo
del primo ciclo di lavori, ci si offre ancor oggi
nellintensa suggestione della propria strutturata
bellezza: esso e lunico conservatosi intatto
in situazione extra-urbana sullintero territorio
emiliano-romagnolo. Vi sono profuse tutte le sapienze
architettoniche, decorative e mistico-simboliche della
mentalità fideista medioevale. Il suo fascino
si sostiene intimamente nella «misura»
raccordata di ogni parte, e soprattutto nei ritmi
contrappuntati delle ventiquattro partizioni a quadrifora,
delle novantasei arcatelle ogivali, delle centotrenta
colonnine binate in marmo rosa di Verona, dei venti
speroni a contrafforte avanzati nel cortile, e infine
della vibrante cornice ad archetti e tortiglione.
In questi ritmi si intersecano le complesse simbologie
numerali che accompagnavano il tempo e il pensiero
dei monaci. Il perfetto quadrato del chiostro
al quale la luce mattinale o meridiana dona stupendi
effetti sul vasto registro del cotto ci trasmette
compiutamente il carattere rigoroso e gaudioso della
vita monastica. Il percorso interno dellanello
claustrale dalla lunghezza del lato di m. 40, riserva
non poche sensazioni artistiche. In apparente contrasto
con le austere regole edilizie cistercensi compaiono
ricche mensole di sostegno ai costoloni delle campate,
bellissime colonne ofitiche (annodate come serpenti)
agli angoli del porticato, capitelli figurati, e altre
sculture: e il fecondo clima antelamico che si proietta
evidentemente sugli esecutori, ormai più influenzati
dalla cultura locale che da quella dei primi monaci
francesi. Negli angoli interni del portico sono figure
telamoniche, ossia di personaggi nellatto di
sostenere le volte. La tradizione attribuisce a tali
figure il valore simbolico dellaiuto delluomo
a realizzare con il lavoro la casa di Dio. Tra i bellissimi
capitelli ricordiamo quello «delle colombe»,
nel lato orientale, che esprime il nutrimento spirituale
delle anime. Forse legati ancora ad una simbologia
anagogica del cibo spirituale e materiale
sono i due grandi capitelli figurati che segnalano
lantico accesso al refettorio: essi mostrano
la Madonna col Bambino benedicente (acefalo) tra gli
Apostoli e gli Evangelisti da un lato, e un gruppo
di figure ammonitorie dallaltro.
DA
VEDERE INOLTRE
-
Palazzo Landi
- Chiesa di San Martino, di origine gotica
ALSENESI
NOTI
Matilde Zucchi Piatti
Luigi Vanvitelli